Introduzione
I log sono registrazioni prodotte da sistemi operativi, apparati di rete, applicazioni, servizi cloud, dispositivi di sicurezza e piattaforme aziendali.
Possono documentare:
- un accesso riuscito o fallito;
- la creazione di un account;
- l’assegnazione di un privilegio;
- l’apertura di una connessione VPN;
- il passaggio di traffico attraverso un firewall;
- l’avvio di un processo;
- la consultazione di un file;
- la modifica di una configurazione;
- la revoca di una sessione;
- il download di dati;
- la creazione di una regola email;
- un’azione eseguita tramite API;
- la cancellazione di un registro;
- l’attività di risposta a un incidente.
Il NIST considera la gestione dei log un processo organizzativo che comprende generazione, trasmissione, conservazione, accesso, analisi e dismissione delle registrazioni. Le linee guida sull’incident response pubblicate nel 2025 collocano rilevazione, risposta e recupero all’interno della più ampia gestione del rischio informatico.
In un’indagine aziendale a Roma, la domanda iniziale può sembrare semplice:
«Da quale computer è stato effettuato l’accesso?»
La risposta richiede spesso la correlazione di molte fonti:
evento di autenticazione
↓
account
↓
indirizzo IP
↓
assegnazione DHCP
↓
sessione VPN
↓
dispositivo
↓
processo o applicazione
↓
azione eseguita
↓
persona fisica
Ogni passaggio deve essere dimostrato separatamente.
Un indirizzo IP interno non identifica automaticamente un computer.
Un computer non identifica automaticamente una persona.
Una connessione firewall consentita non dimostra che l’utente abbia letto un documento.
Un evento di login non prova tutte le attività compiute durante la sessione.
L’assenza di un evento non dimostra necessariamente che l’azione non sia avvenuta: il log potrebbe non essere stato abilitato, potrebbe essere scaduto, sovrascritto, esportato in modo incompleto o registrato in un’altra fonte.
Il log documenta ciò che una specifica fonte ha registrato secondo la propria configurazione; non rappresenta automaticamente l’intera realtà dell’incidente.
La corretta analisi deve quindi distinguere:
- evento reale;
- evento registrato;
- evento esportato;
- evento interpretato;
- correlazione;
- attribuzione;
- limite.
Sintesi operativa
1. formalizzare incarico, autorizzazioni e perimetro;
2. identificare le fonti di log rilevanti;
3. verificare immediatamente i tempi di conservazione;
4. acquisire prima i dati più volatili o prossimi alla scadenza;
5. documentare account e privilegi usati per l’esportazione;
6. conservare il formato nativo oltre agli output CSV o JSON;
7. calcolare l’hash di ogni file acquisito;
8. registrare data, ora, fuso e fonte temporale;
9. verificare sincronizzazione e scarto degli orologi;
10. distinguere log originari, copie, viste SIEM e report derivati;
11. documentare filtri, query, limiti e numero di risultati;
12. preservare configurazioni di logging e retention;
13. analizzare Windows, Linux, firewall, VPN, DNS e DHCP;
14. acquisire gli audit log dei sistemi cloud;
15. correlare account, IP, asset, sessioni, processi e azioni;
16. verificare NAT, proxy, VPN, carrier e infrastrutture condivise;
17. cercare lacune, cancellazioni e variazioni di configurazione;
18. costruire una timeline normalizzata in UTC;
19. separare fatti, deduzioni e dichiarazioni;
20. formulare conclusioni proporzionate ai dati disponibili.
1. Avvertenza preliminare
Acquisizione esclusivamente autorizzata. Le procedure non autorizzano accessi a tenant, firewall, VPN, account, reti o dati di terzi; la raccolta deve rispettare perimetro, minimizzazione, rapporti di lavoro e protezione dei dati personali.
Le procedure descritte devono essere utilizzate esclusivamente:
- sui sistemi dell’organizzazione committente;
- su infrastrutture amministrate legittimamente;
- con autorizzazione del titolare;
- nell’ambito di attività difensive o peritali;
- secondo le politiche aziendali;
- nel rispetto dei rapporti di lavoro;
- nel rispetto della protezione dei dati personali;
- senza eludere controlli di accesso.
Non è lecito:
- accedere a tenant, router o firewall di terzi;
- utilizzare credenziali non autorizzate;
- interrogare account di dipendenti oltre il perimetro dell’incarico;
- disattivare sistemi di sicurezza senza autorizzazione;
- modificare o cancellare log;
- installare agenti occulti;
- intercettare comunicazioni;
- ampliare indiscriminatamente la raccolta;
- utilizzare token o sessioni sottratte;
- acquisire dati personali non pertinenti.
L’attività tecnica deve essere coordinata, secondo il caso, con:
- direzione;
- responsabile IT;
- responsabile sicurezza;
- DPO;
- ufficio legale;
- risorse umane;
- amministratore di sistema;
- responsabile del trattamento;
- fornitore cloud;
- assicuratore cyber;
- autorità competente.
Il NIST SP 800-86 raccomanda che le tecniche forensi siano applicate dopo aver valutato con management e consulenti legali le norme, i regolamenti e gli obblighi applicabili al caso concreto.
2. Che cos’è un log
Un log è una registrazione di uno o più eventi prodotti da un sistema.
Può contenere:
- timestamp;
- hostname;
- indirizzo IP;
- account;
- identificativo sessione;
- processo;
- applicazione;
- azione;
- esito;
- oggetto interessato;
- protocollo;
- porta;
- quantità di dati;
- codice errore;
- identificativo del dispositivo;
- correlazione;
- informazioni aggiuntive.
2.1 Log testuale
Esempio:
2026-07-13T08:42:11+02:00 vpn-gw01
user=rossi.m
src_ip=203.0.113.24
assigned_ip=10.20.14.57
result=success
session_id=845102
2.2 Log strutturato
Può essere memorizzato in:
- JSON;
- XML;
- CSV;
- EVTX;
- database;
- formato binario;
- journal systemd;
- storage proprietario;
- bucket cloud.
2.3 Log locale
È conservato sul sistema che lo produce.
Vantaggio:
- dettaglio nativo.
Rischi:
- sovrascrittura;
- distruzione del dispositivo;
- manipolazione da parte di un amministratore;
- perdita durante un attacco.
2.4 Log centralizzato
È inviato a:
- syslog server;
- SIEM;
- data lake;
- collector;
- servizio cloud;
- storage immutabile.
Può aumentare:
- disponibilità;
- correlazione;
- conservazione;
- separazione dal sistema compromesso.
Non garantisce automaticamente:
- completezza;
- corretta configurazione;
- assenza di ritardi;
- interpretazione corretta;
- integrità end-to-end.
3. Evento, log, alert, incidente e prova
Questi termini non sono sinonimi.
| Termine | Significato operativo |
|---|---|
| Evento | fatto rilevato o generato da un sistema |
| Record di log | rappresentazione registrata dell’evento |
| Alert | segnalazione prodotta da una regola o da un modello |
| Incidente | evento o insieme di eventi con impatto sulla sicurezza |
| Indicatore | elemento associabile a una minaccia o compromissione |
| Evidenza digitale | dato acquisito e documentato per l’accertamento |
| Deduzione | interpretazione costruita correlando più fonti |
Esempio:
Evento:
un utente inserisce una password errata.
Log:
Windows registra Event ID 4625.
Alert:
il SIEM rileva 50 errori in cinque minuti.
Ipotesi:
tentativo di password spraying.
Incidente:
un account viene successivamente compromesso.
Evidenza:
file EVTX acquisito, sottoposto a hash e correlato
con VPN, Entra ID e firewall.
Un alert può essere:
- vero positivo;
- falso positivo;
- duplicato;
- incompleto;
- basato su una regola errata;
- privo di contesto.
La relazione non deve trattare l’alert come prova autosufficiente.
4. Che cosa può dimostrare un log
Un log può documentare che, secondo la fonte:
- un account ha autenticato;
- un indirizzo IP ha stabilito una connessione;
- un processo è stato avviato;
- una regola è stata modificata;
- un file è stato condiviso;
- un privilegio è stato assegnato;
- un evento è stato bloccato;
- una sessione è terminata;
- una risorsa è stata eliminata;
- un dato è stato scaricato;
- un’API è stata invocata.
Può inoltre contribuire a:
- delimitare un intervallo temporale;
- ricostruire una sequenza;
- confermare una dichiarazione;
- smentire una ricostruzione;
- individuare un account;
- correlare una rete;
- identificare un’infrastruttura;
- documentare un’anomalia;
- verificare un controllo di sicurezza.
5. Che cosa non può dimostrare automaticamente
Un log non dimostra necessariamente:
- chi si trovasse davanti al computer;
- chi conoscesse la password;
- chi avesse materialmente il telefono;
- la finalità dell’azione;
- la liceità dell’accesso;
- la completezza delle attività;
- l’assenza di altri eventi;
- la verità di un campo inserito dal client;
- la precisione geografica dell’IP;
- l’autenticità assoluta del sistema produttore;
- che il record non sia stato modificato prima dell’acquisizione.
Il record documenta un evento associato all’account e alla sessione indicati; l’attribuzione a una persona fisica richiede correlazione con dispositivi, reti, ruoli, accessi fisici e ulteriori fonti.
6. Le principali domande dell’azienda
Un’azienda romana può chiedere:
- chi ha effettuato un accesso fuori orario;
- quale computer ha scaricato determinati file;
- se un ex dipendente abbia usato la VPN;
- quando sia iniziato un attacco ransomware;
- se un account amministrativo sia stato abusato;
- quali dati siano stati consultati;
- se una regola del firewall sia stata modificata;
- da dove provenga un tentativo di accesso;
- se un IP appartenga a un dipendente;
- chi abbia creato un account cloud;
- se un file sia stato condiviso all’esterno;
- quanto tempo sia durata la compromissione;
- se i log siano stati cancellati;
- perché il SIEM non abbia generato un alert;
- quali dati siano ancora disponibili.
La risposta corretta richiede la definizione di:
- periodo;
- sistemi;
- account;
- sedi;
- reti;
- fusi orari;
- azioni;
- fonti;
- retention;
- quesito tecnico.
7. Mappa generale delle fonti
7.1 Identità e autenticazione
- Active Directory;
- Microsoft Entra ID;
- LDAP;
- RADIUS;
- SSO;
- MFA;
- Identity Provider;
- PAM;
- account applicativi.
7.2 Endpoint
- Windows Event Log;
- Sysmon;
- PowerShell;
- EDR/XDR;
- antivirus;
- Linux journald;
- auditd;
- macOS Unified Log;
- applicazioni locali.
7.3 Rete
- firewall;
- router;
- switch;
- VPN;
- DHCP;
- DNS;
- proxy;
- secure web gateway;
- IDS/IPS;
- wireless controller;
- NAC;
- NetFlow/IPFIX;
- packet capture.
7.4 Posta e collaborazione
- Microsoft 365;
- Exchange;
- Google Workspace;
- email gateway;
- antispam;
- Teams;
- SharePoint;
- OneDrive;
- Google Drive;
- Slack;
- piattaforme SaaS.
7.5 Cloud
- Azure;
- AWS;
- Google Cloud;
- Oracle Cloud;
- servizi di backup;
- storage;
- container;
- Kubernetes;
- serverless;
- API gateway.
7.6 Sicurezza e amministrazione
- SIEM;
- SOAR;
- EDR;
- vulnerability management;
- IAM;
- PAM;
- DLP;
- MDM;
- ticketing;
- change management;
- backup console.
7.7 Fonti organizzative
- inventario;
- assegnazione dispositivi;
- turni;
- badge;
- ruoli;
- ordini di servizio;
- ticket;
- procedure;
- cessazioni;
- contratti;
- elenco amministratori.
8. Inquadramento privacy e organizzativo
8.1 Sicurezza del trattamento
L’articolo 32 del GDPR richiede misure tecniche e organizzative adeguate al rischio, tenendo conto dello stato dell’arte, dei costi, del contesto e della natura dei dati. I log possono contribuire a prevenire, rilevare e ricostruire accessi non autorizzati, ma la loro raccolta deve rispettare finalità, proporzionalità e protezione degli interessati.
8.2 Amministratori di sistema
Il provvedimento del Garante sugli amministratori di sistema richiede che gli accessi logici degli amministratori siano registrati con caratteristiche di completezza, inalterabilità e verificabilità dell’integrità. Le registrazioni devono contenere riferimenti temporali e descrizione dell’evento e devono essere conservate per un periodo non inferiore a sei mesi.
Tale prescrizione:
- riguarda gli accessi degli amministratori nel relativo ambito;
- non costituisce una regola universale di sei mesi per ogni log;
- non impone, per quella sola disposizione, la registrazione di ogni comando;
- non sostituisce l’analisi del rischio;
- non esclude conservazioni più lunghe quando giustificate.
Le FAQ del Garante chiariscono che l’access log comprende accesso, tentativo di accesso e disconnessione nell’ambito delle sessioni interattive, mentre il provvedimento non richiede in modo generalizzato la registrazione di ogni comando eseguito dall’amministratore.
8.3 NIS2
Il decreto legislativo n. 138/2024 ha recepito in Italia la direttiva NIS2. Gli obblighi non riguardano indistintamente ogni impresa, ma i soggetti che rientrano nel relativo perimetro. (Gazzetta Ufficiale)
Il regolamento di esecuzione UE 2024/2690, applicabile alle categorie interessate, richiede procedure di monitoraggio e logging, individuazione degli asset da registrare, revisione dei log e sincronizzazione delle fonti temporali. Tra gli eventi pertinenti sono indicati accessi, autenticazioni, privilegi, modifiche di configurazione e traffico di rete rilevante.
8.4 Lavoratori
L’acquisizione di log riferibili a dipendenti deve essere valutata considerando:
- informativa;
- finalità;
- policy aziendale;
- necessità;
- proporzionalità;
- minimizzazione;
- conservazione;
- controlli a distanza;
- ruolo sindacale;
- segreto professionale;
- dati particolari.
Il perito non deve estendere la raccolta oltre quanto necessario per il quesito.
9. Definire il perimetro
Prima di acquisire occorre stabilire:
- quali sistemi;
- quali utenti;
- quali sedi;
- quali tenant;
- quale periodo;
- quali eventi;
- quali applicazioni;
- quali reti;
- quali dispositivi;
- quali ruoli amministrativi;
- quali fornitori;
- quali dati personali.
Esempio:
«Acquisire e analizzare i log relativi agli accessi VPN dell’account utente.rossi, nel periodo dal 1° al 10 luglio 2026, correlando gateway, RADIUS, DHCP, firewall e dispositivo aziendale assegnato.»
È troppo ampio:
«Analizzare tutti i log aziendali per vedere cosa è successo.»
10. Questionario iniziale
10.1 Organizzazione
1. Quante sedi sono presenti?
2. Quali reti e domini sono utilizzati?
3. Esiste un inventario aggiornato?
4. Chi amministra i sistemi?
5. Sono presenti fornitori esterni?
6. Esiste un SIEM?
7. Esiste un SOC?
8. Quali cloud provider sono utilizzati?
9. Quali fusi orari sono configurati?
10. Quali politiche di retention esistono?
10.2 Incidente
1. Quando è stato rilevato?
2. Quale evento ha generato l’allarme?
3. Quali account sono coinvolti?
4. Quali dispositivi?
5. Quali IP?
6. Quali dati?
7. Sono state eseguite modifiche?
8. È ancora in corso?
9. Sono stati cancellati log?
10. Sono state attivate misure di contenimento?
10.3 Logging
[ ] Windows Security;
[ ] Sysmon;
[ ] PowerShell;
[ ] Linux journal;
[ ] auditd;
[ ] firewall;
[ ] VPN;
[ ] DNS;
[ ] DHCP;
[ ] proxy;
[ ] EDR;
[ ] Entra ID;
[ ] Microsoft Purview;
[ ] Google Workspace;
[ ] AWS CloudTrail;
[ ] Azure Monitor;
[ ] Google Cloud Logging;
[ ] applicazioni.
10.4 Modifiche già eseguite
Chiedere se l’azienda ha:
- disattivato account;
- revocato sessioni;
- riavviato server;
- aggiornato sistemi;
- eliminato regole;
- ripristinato backup;
- formattato endpoint;
- modificato retention;
- cancellato file;
- esportato dati;
- applicato filtri SIEM;
- avviato script.
11. Formulare il quesito tecnico
Quesito improprio:
«Dimostrare che il dipendente ha rubato i dati.»
Quesiti tecnici più corretti:
- verificare gli accessi associati all’account;
- ricostruire le sessioni VPN;
- identificare gli indirizzi assegnati;
- correlare gli eventi con il dispositivo aziendale;
- verificare accessi a file o servizi cloud;
- documentare download e condivisioni;
- individuare modifiche ai privilegi;
- verificare cancellazioni o interruzioni del logging;
- ricostruire una timeline;
- descrivere i limiti dell’attribuzione personale.
L’accertamento è finalizzato alla ricostruzione tecnica degli eventi registrati dalle fonti indicate. Non comprende la qualificazione disciplinare, civile o penale delle condotte.
12. Protocollo dei primi trenta minuti
1. identificare i sistemi a rischio di sovrascrittura;
2. documentare ora locale e UTC;
3. verificare retention e capacità residua;
4. acquisire le configurazioni di logging;
5. preservare i log cloud prossimi alla scadenza;
6. esportare i record dal SIEM senza modificare le query salvate;
7. acquisire firewall, VPN, DNS e DHCP;
8. acquisire gli eventi degli identity provider;
9. bloccare la rotazione, solo se autorizzato e tecnicamente sicuro;
10. creare copie di lavoro;
11. calcolare SHA-256;
12. registrare l’account usato per l’esportazione;
13. annotare ogni azione;
14. evitare riavvii non necessari;
15. coordinare l’eventuale contenimento.
La preservazione non deve impedire il contenimento di un incidente attivo.
13. Cartella del caso
CASO_RM_2026_020/
├── 00_incarico/
├── 01_verbali/
├── 02_inventario/
├── 03_configurazioni_logging/
├── 04_windows_evtx/
├── 05_sysmon/
├── 06_linux_journal/
├── 07_firewall/
├── 08_vpn_radius/
├── 09_dns_dhcp/
├── 10_proxy_web/
├── 11_edr_xdr/
├── 12_active_directory/
├── 13_entra_m365/
├── 14_google_workspace/
├── 15_azure/
├── 16_aws/
├── 17_google_cloud/
├── 18_siem/
├── 19_hash/
├── 20_query/
├── 21_normalizzati/
├── 22_timeline/
├── 23_matrici/
├── 24_report/
└── 25_relazione/
Conservare separatamente:
- file originali;
- export nativi;
- output normalizzati;
- query;
- report;
- screenshot.
14. Registro delle fonti
| ID | Fonte | Sistema | Formato | Periodo | Account acquisizione | Hash |
|---|---|---|---|---|---|---|
| LOG-001 | Security.evtx | DC01 | EVTX | 1–10 luglio | Admin autorizzato | SHA-256 |
| LOG-002 | VPN | Gateway | CSV | 1–10 luglio | Read-only | SHA-256 |
| LOG-003 | Firewall | FW01 | syslog | 1–10 luglio | Collector | SHA-256 |
| LOG-004 | Entra Sign-in | Tenant | JSON | 1–10 luglio | Security Reader | SHA-256 |
| LOG-005 | DHCP | DHCP01 | testo | 1–10 luglio | Admin autorizzato | SHA-256 |
Per ogni fonte registrare anche:
- timezone;
- precisione;
- retention;
- filtri;
- numero record;
- eventuali errori;
- lacune note;
- versione del sistema.
15. Catena di custodia
La catena di custodia deve comprendere:
- identificativo;
- origine;
- amministratore;
- data e ora;
- metodo;
- comando;
- privilegi;
- destinazione;
- formato;
- dimensione;
- hash;
- trasferimenti;
- copie;
- accessi;
- anomalie.
I log sono stati esportati mediante utenza autorizzata in modalità di sola lettura, ove supportata, conservando il formato nativo e calcolando l’impronta SHA-256 dei file acquisiti.
16. Acquisire il formato nativo
Non conservare soltanto:
- screenshot;
- dashboard;
- grafico;
- PDF;
- tabella copiata;
- risultato filtrato.
Acquisire, quando disponibile:
- EVTX;
- JSON;
- XML;
- syslog originale;
- journal;
- CSV raw;
- file compresso;
- archivio vendor;
- digest;
- firma;
- configurazione.
La dashboard è una vista.
Il file nativo conserva più campi e può consentire:
- nuove query;
- verifica del parser;
- confronto;
- riproducibilità;
- analisi di record non inizialmente considerati.
17. Calcolo dell’hash
Windows PowerShell
Get-FileHash -Algorithm SHA256 `
-LiteralPath ".\Security.evtx"
Linux
sha256sum -- Security.evtx
macOS
shasum -a 256 -- Security.evtx
Manifesto di una directory
find originali -type f -print0 \
| sort -z \
| xargs -0 sha256sum \
> manifest_sha256.txt
Registrare:
Nome:
Dimensione:
SHA-256:
Fonte:
Data acquisizione:
Operatore:
L’hash non dimostra che il log fosse completo o corretto prima dell’acquisizione.
18. Il problema del tempo
La correlazione dipende dalla qualità temporale.
Possibili rappresentazioni:
2026-07-13 08:14:12
2026-07-13T08:14:12+02:00
2026-07-13T06:14:12Z
Jul 13 08:14:12
1752387252
2026-07-13 08:14:12.462913
18.1 Elementi da registrare
- valore originale;
- fuso;
- offset;
- precisione;
- fonte;
- formato;
- eventuale conversione;
- scarto noto;
- sincronizzazione.
18.2 UTC
Per la timeline è utile normalizzare in UTC, ma il valore originale deve rimanere disponibile.
Esempio:
Valore originale:
2026-07-13T08:14:12+02:00
Valore normalizzato:
2026-07-13T06:14:12Z
18.3 Ora legale
A Roma, nel periodo estivo, l’offset ordinario può essere UTC+02:00; nel periodo invernale UTC+01:00.
Non applicare l’offset sulla base della sola intuizione: verificare data, sistema, configurazione e regole temporali.
19. NTP e sincronizzazione
NTPv4 è definito dalla RFC 5905 e le best practice operative sono raccolte nella RFC 8633. Una sorgente temporale stabile e documentata è essenziale per correlare eventi prodotti da sistemi differenti.
19.1 Windows
w32tm /query /status
w32tm /query /configuration
w32tm /query /peers
19.2 Linux con systemd
timedatectl status
timedatectl timesync-status
19.3 Chrony
chronyc tracking
chronyc sources -v
19.4 Registrare
- sorgente temporale;
- stato sincronizzazione;
- ultimo aggiornamento;
- offset;
- stratum;
- leap status;
- server;
- eventuali errori.
19.5 Clock drift
Un server può avere uno scarto di:
- pochi millisecondi;
- alcuni secondi;
- minuti;
- ore;
- fuso intero.
Non “correggere” silenziosamente la timeline.
Il sistema presentava uno scarto stimato di 83 secondi rispetto alla fonte di riferimento. Nella timeline sono riportati sia il valore originario sia il valore corretto secondo il criterio indicato.
20. Formati e parser
I log possono essere:
- delimitati;
- multilinea;
- strutturati;
- semi-strutturati;
- binari;
- compressi;
- firmati;
- accompagnati da indice.
20.1 Syslog
La RFC 5424 definisce un formato strutturato per il trasporto dei messaggi syslog, separando il contenuto dal protocollo di trasporto e consentendo estensioni specifiche del produttore. Non definisce invece un formato universale di conservazione su disco.
20.2 Campi tipici
PRI
VERSION
TIMESTAMP
HOSTNAME
APP-NAME
PROCID
MSGID
STRUCTURED-DATA
MSG
20.3 Attenzione al parser
Un SIEM può:
- rinominare campi;
- perdere valori;
- interpretare male il fuso;
- troncare messaggi;
- aggregare eventi;
- duplicare record;
- normalizzare in modo errato.
Conservare:
- raw event;
- parser;
- versione;
- mapping;
- campo normalizzato;
- eventuale errore.
21. Integrità e immutabilità
21.1 Misure tecniche
- account di sola lettura;
- separazione dei ruoli;
- storage append-only;
- WORM;
- object lock;
- firma;
- hash concatenati;
- controllo accessi;
- replica;
- segregazione di rete;
- audit sul repository.
21.2 Syslog firmato
La RFC 5848 descrive un meccanismo per aggiungere autenticazione dell’origine, integrità, resistenza al replay, sequenziamento e rilevazione di messaggi mancanti ai flussi syslog.
21.3 CloudTrail
AWS CloudTrail può produrre file digest firmati contenenti gli hash dei file di log, consentendo di verificarne l’integrità quando la funzione è abilitata. (AWS)
21.4 Limite
Un repository dichiarato “immutabile” deve essere verificato rispetto a:
- configurazione;
- privilegi;
- periodo di retention;
- possibilità di cancellazione;
- chiavi;
- policy;
- account root;
- versioning.
Il repository disponeva delle funzionalità di protezione descritte. La valutazione dell’immutabilità è riferita alla configurazione osservata e ai privilegi disponibili nel periodo esaminato.
22. Retention
La retention non deve essere scelta applicando una durata unica a ogni fonte.
Deve considerare:
- rischio;
- finalità;
- normativa;
- contratti;
- capacità;
- costi;
- investigabilità;
- privacy;
- frequenza degli incidenti;
- tempi di rilevazione.
22.1 Matrice orientativa
| Fonte | Rischio | Volatilità | Durata decisa | Motivo |
|---|---|---|---|---|
| Admin access | elevato | media | politica aziendale | verifica privilegi |
| Firewall | elevato | alta | politica aziendale | correlazione rete |
| DNS | medio-alto | alta | politica aziendale | risoluzioni e malware |
| Cloud IAM | elevato | alta | esportazione continua | identità |
| Endpoint | elevato | alta | SIEM/data lake | incident response |
| Applicativo | variabile | variabile | per rischio | transazioni |
22.2 Non confondere disponibilità e retention
Un prodotto può:
- generare il log;
- mostrarlo in console;
- consentirne l’export;
- conservarlo per un periodo differente;
- limitarlo in base alla licenza.
La verifica deve avvenire all’inizio dell’incarico.
23. Inventario delle fonti
Creare una tabella:
| Fonte | Proprietario | Formato | Timezone | Retention | Centralizzata | Stato |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Windows Security | IT | EVTX | locale/UTC | valore | sì | attiva |
| VPN | network | CSV | UTC | valore | sì | attiva |
| DHCP | infrastruttura | testo | locale | valore | no | attiva |
| Entra ID | cloud | JSON | UTC | licenza | no | parziale |
| Firewall | network | syslog | UTC | valore | sì | attiva |
Questa mappa aiuta a individuare:
- fonti mancanti;
- retention insufficiente;
- duplicazioni;
- fusi incompatibili;
- responsabilità;
- dipendenze dai fornitori.
24. Windows Event Log
Windows registra eventi in canali come:
- Security;
- System;
- Application;
- Setup;
- ForwardedEvents;
- Microsoft-Windows-Sysmon/Operational;
- Microsoft-Windows-PowerShell/Operational;
- TerminalServices;
- Defender;
- TaskScheduler;
- WMI-Activity;
- DNS Server;
- DHCP Server.
24.1 Acquisizione del file EVTX
wevtutil epl Security `
"D:\CASO\04_windows_evtx\Security.evtx" `
/ow:true
wevtutil epl System `
"D:\CASO\04_windows_evtx\System.evtx" `
/ow:true
wevtutil epl `
"Microsoft-Windows-Sysmon/Operational" `
"D:\CASO\05_sysmon\Sysmon-Operational.evtx" `
/ow:true
Documentare:
- prompt;
- utenza;
- host;
- privilegi;
- data;
- destinazione;
- errori;
- hash.
24.2 Configurazione del canale
wevtutil gl Security
Registrare:
- dimensione massima;
- modalità di retention;
- auto-backup;
- stato;
- percorso.
25. Eventi Windows principali
| Event ID | Significato generale | Limite |
|---|---|---|
| 4624 | accesso riuscito | non identifica automaticamente l’utilizzatore |
| 4625 | accesso fallito | può derivare da errore, servizio o attacco |
| 4634 | disconnessione | può mancare in caso di arresto anomalo |
| 4648 | uso di credenziali esplicite | richiede contesto |
| 4672 | privilegi speciali assegnati | comune per account amministrativi |
| 4688 | creazione processo | command line solo se configurata |
| 4697 | installazione servizio | può essere legittima |
| 4720 | account creato | verificare autore e dominio |
| 4728/4732 | membro aggiunto a gruppo | distinguere gruppi e privilegi |
| 4740 | account bloccato | non prova un attacco |
| 4768/4769 | ticket Kerberos | richiede conoscenza AD |
| 4776 | validazione credenziali | dipende dal protocollo |
| 1102 | audit log cancellato | può essere attività amministrativa autorizzata |
Microsoft documenta che l’evento 4625 rappresenta un tentativo di accesso fallito e distingue tipologie come accesso interattivo, rete, servizio e Remote Desktop. L’evento 4688 viene generato alla creazione di un nuovo processo, mentre l’evento 1102 indica la cancellazione del registro di audit.
26. Tipologie di logon Windows
| Logon Type | Significato orientativo |
|---|---|
| 2 | interattivo locale |
| 3 | accesso di rete |
| 4 | batch |
| 5 | servizio |
| 7 | sblocco |
| 8 | credenziali in chiaro su rete, in specifici scenari |
| 9 | nuove credenziali |
| 10 | Remote Interactive / RDP |
| 11 | credenziali in cache |
Non concludere:
«Logon Type 3 significa che la persona era davanti al PC.»
Può derivare da:
- accesso a share;
- servizio;
- scanner;
- applicazione;
- processo automatico;
- autenticazione remota.
27. Query Windows in sola lettura
27.1 Accessi riusciti e falliti
$start = Get-Date "2026-07-01T00:00:00"
$end = Get-Date "2026-07-11T00:00:00"
Get-WinEvent -FilterHashtable @{
LogName = "Security"
Id = 4624,4625
StartTime = $start
EndTime = $end
} |
Select-Object TimeCreated, Id, MachineName, Message |
Export-Csv ".\accessi.csv" `
-NoTypeInformation `
-Encoding UTF8
27.2 Analisi da EVTX acquisito
Get-WinEvent -Path ".\Security.evtx" |
Where-Object { $_.Id -in 4624,4625,4672,4688,1102 } |
Select-Object TimeCreated, Id, MachineName, RecordId, Message |
Export-Csv ".\Security-selezione.csv" `
-NoTypeInformation `
-Encoding UTF8
Conservare sempre l’EVTX originale.
28. Windows Event Forwarding
Windows Event Forwarding consente di inoltrare eventi selezionati dai computer sorgente a un Windows Event Collector.
Può essere utilizzato per:
- centralizzare;
- ridurre il rischio di perdita locale;
- raccogliere eventi di sicurezza;
- alimentare SIEM e SOC.
Microsoft distingue set di eventi completi, comuni, minimi o personalizzati: una selezione ridotta può contenere eventi utili alla rilevazione ma non mantenere una traccia di audit completa. (Microsoft)
28.1 Verificare
- subscription;
- source computers;
- collector;
- query XPath;
- intervallo;
- stato;
- backlog;
- ForwardedEvents;
- perdita di connettività;
- account.
28.2 Limite
L’assenza di un evento nel collector può derivare da:
- evento non selezionato;
- client offline;
- subscription errata;
- errore di inoltro;
- record sovrascritto;
- ritardo;
- filtro.
29. Sysmon
Sysmon può registrare eventi ad alto valore investigativo, tra cui:
- creazione processi;
- connessioni di rete;
- creazione file;
- modifiche al registro;
- caricamento driver;
- query DNS;
- creazione pipe;
- accessi a processi.
Microsoft documenta, tra gli altri:
- Event ID 1: creazione processo;
- Event ID 3: connessione di rete;
- Event ID 11: creazione file;
- Event ID 22: query DNS.
Sysmon registra i timestamp in UTC e utilizza identificativi come ProcessGUID per correlare processi anche quando i PID vengono riutilizzati. (Microsoft Sysmon)
29.1 Verificare la configurazione
sysmon64.exe -c
29.2 Limiti
La qualità dipende da:
- configurazione;
- esclusioni;
- versione;
- data di installazione;
- canale;
- capacità;
- centralizzazione.
L’assenza di Event ID 3 non dimostra assenza di rete se il logging delle connessioni non era abilitato.
30. PowerShell
PowerShell può registrare:
- avvio motore;
- moduli;
- script block;
- trascrizioni;
- comandi;
- errori.
L’Event ID 4104 è associato allo Script Block Logging quando la funzione è configurata. (Microsoft)
30.1 Acquisizione
wevtutil epl `
"Microsoft-Windows-PowerShell/Operational" `
".\PowerShell-Operational.evtx" `
/ow:true
30.2 Query
Get-WinEvent -Path ".\PowerShell-Operational.evtx" |
Where-Object { $_.Id -eq 4104 } |
Select-Object TimeCreated, RecordId, Message |
Export-Csv ".\PowerShell-4104.csv" `
-NoTypeInformation `
-Encoding UTF8
30.3 Dati sensibili
I log PowerShell possono contenere:
- password;
- token;
- stringhe di connessione;
- dati personali;
- percorsi;
- nomi clienti.
Devono essere protetti e minimizzati negli allegati.
31. Active Directory
Fonti principali:
- controller di dominio;
- Security Log;
- Kerberos;
- NTLM;
- Directory Service;
- DNS;
- replica;
- Group Policy;
- account;
- gruppi;
- deleghe.
31.1 Eventi da correlare
- creazione account;
- disabilitazione;
- password reset;
- aggiunta a gruppo;
- ticket Kerberos;
- logon;
- lockout;
- replica;
- modifica GPO;
- modifiche privilegiate.
31.2 Domande
- quale DC ha autenticato;
- quale account;
- quale workstation;
- quale IP;
- quale Logon ID;
- quale ticket;
- quale gruppo;
- quale amministratore.
31.3 Account condivisi
Un account generico impedisce spesso l’attribuzione personale.
L’evento è associato all’utenza condivisa indicata. L’assenza di credenziali individuali non consente di distinguere quale operatore abbia eseguito l’azione.
32. Linux e systemd journal
systemd-journald raccoglie e conserva eventi strutturati provenienti da kernel, servizi, processi e syslog. journalctl consente di consultarli. (systemd)
32.1 Acquisizione temporale
journalctl \
--utc \
--since "2026-07-01 00:00:00" \
--until "2026-07-11 00:00:00" \
--output short-iso-precise \
--no-pager \
> journal-utc.txt
32.2 Output JSON
journalctl \
--utc \
--since "2026-07-01 00:00:00" \
--until "2026-07-11 00:00:00" \
--output json \
--no-pager \
> journal.json
32.3 Servizio specifico
journalctl \
--unit ssh.service \
--utc \
--since "2026-07-01" \
--no-pager \
> ssh-journal.txt
32.4 Verifica journal
journalctl --verify
L’esito deve essere conservato, senza assumere che una verifica positiva dimostri l’intera storia del sistema.
33. Log Linux tradizionali
Possibili file:
/var/log/auth.log
/var/log/secure
/var/log/syslog
/var/log/messages
/var/log/audit/audit.log
/var/log/kern.log
/var/log/nginx/
/var/log/apache2/
/var/log/cron
/var/log/wtmp
/var/log/btmp
33.1 Accessi
last -Faiw > last.txt
lastb -Faiw > lastb.txt
33.2 Ricerche su file ruotati
zgrep -h "Failed password" \
/var/log/auth.log* \
> ssh-failed-passwords.txt
33.3 Sudo
zgrep -h "sudo" \
/var/log/auth.log* \
> sudo-events.txt
33.4 Attenzione
last e lastb dipendono da:
wtmp;btmp;- rotazione;
- integrità;
- configurazione.
Non sono una fonte universale o infallibile.
34. Auditd
Linux Audit può registrare:
- autenticazioni;
- system call;
- accessi a file;
- modifiche;
- esecuzione;
- privilegi;
- cambi di identità;
- modifiche alla configurazione.
34.1 Query temporale
ausearch \
--start 07/01/2026 00:00:00 \
--end 07/11/2026 00:00:00 \
--interpret \
> audit-periodo.txt
34.2 Eventi per account
ausearch \
-ua utente \
--start 07/01/2026 \
--interpret \
> audit-utente.txt
34.3 Limite
L’assenza di un evento può dipendere da:
- regola non configurata;
- backlog;
- perdita;
- servizio arrestato;
- rotazione;
- esclusione;
- architettura non supportata.
Acquisire anche:
/etc/audit/auditd.conf
/etc/audit/rules.d/
/etc/audit/audit.rules
35. DNS
I log DNS possono documentare:
- query;
- client;
- nome richiesto;
- tipo record;
- risposta;
- errori;
- modifiche alle zone;
- aggiornamenti dinamici;
- attività amministrative.
35.1 Utilità
- individuare domini malevoli;
- correlare malware;
- ricostruire navigazione tecnica;
- identificare un client interno;
- verificare esfiltrazione DNS;
- collegare una sessione a un dominio.
35.2 Limiti
Una query DNS non dimostra:
- che la connessione sia stata completata;
- che l’utente abbia visto la pagina;
- che il client abbia scaricato il contenuto;
- che la persona conoscesse la richiesta.
Può essere generata da:
- browser;
- prefetch;
- antivirus;
- servizio;
- applicazione;
- aggiornamento;
- malware.
35.3 Windows DNS
I log analitici dettagliati possono richiedere una specifica abilitazione e, su server ad alto volume, incidere sulle prestazioni. La configurazione deve essere valutata prima dell’incidente, non improvvisata durante una compromissione senza analisi dell’impatto. (Microsoft)
35.4 BIND
Il query logging di BIND può fornire informazioni complete sulle richieste in ingresso, ma può generare volume elevato e impatto prestazionale. (BIND 9)
36. DHCP
Il DHCP collega temporalmente:
MAC address
↓
IP interno
↓
lease start
↓
lease end
↓
hostname o client identifier
36.1 Dati importanti
- timestamp;
- IP;
- MAC;
- hostname;
- client ID;
- scope;
- server;
- tipo evento;
- durata lease.
36.2 Correlazione
Per attribuire un IP interno alle ore 10:15:
1. verificare il lease valido alle 10:15;
2. verificare il MAC;
3. verificare l’inventario;
4. verificare switch o wireless;
5. verificare l’utente;
6. verificare eventuali lease statici;
7. verificare duplicazioni;
8. verificare fuso e scarto.
36.3 Windows DHCP
Windows conserva eventi DHCP nei canali dedicati e nei file di audit; la configurazione e i percorsi devono essere documentati per la versione in uso. (Microsoft)
36.4 Limiti
Un MAC address può essere:
- virtuale;
- randomizzato;
- clonato;
- associato a dock;
- appartenente a un telefono;
- registrato attraverso relay DHCP.
37. Firewall
I log del firewall possono includere:
- timestamp;
- source IP;
- destination IP;
- source port;
- destination port;
- protocol;
- zone;
- rule;
- policy ID;
- action;
- application;
- NAT;
- session ID;
- byte;
- packet;
- duration;
- session end reason;
- interface;
- user.
Le implementazioni differiscono tra produttori. Palo Alto, Fortinet, Cisco e altri apparati utilizzano campi e logiche differenti per apertura, chiusura, NAT e classificazione applicativa. (Palo Alto Networks)
37.1 Consentito non significa riuscito
Un record allow può significare soltanto che il firewall ha consentito il traffico.
Non dimostra:
- autenticazione applicativa;
- completamento della sessione;
- lettura di dati;
- successo dell’azione;
- identità dell’utente.
37.2 Bloccato non significa attacco
Un deny può derivare da:
- scansione;
- configurazione errata;
- applicazione;
- traffico legittimo;
- servizio dismesso;
- errore DNS;
- tentativo malevolo.
38. Log di inizio e fine sessione
Alcuni firewall registrano:
- session start;
- session end;
- entrambi;
- solo eventi selezionati.
Un log di fine sessione può contenere dati non disponibili all’inizio:
- byte;
- durata;
- applicazione identificata;
- motivo di chiusura;
- NAT definitivo.
Palo Alto documenta che i traffic log sono normalmente prodotti alla fine della sessione e possono essere configurati anche all’inizio. (Palo Alto Networks)
Se la sessione non termina correttamente, il record finale potrebbe:
- mancare;
- essere ritardato;
- contenere valori parziali.
39. NAT
Il NAT modifica indirizzi e porte.
Esempio:
Host interno:
10.10.20.54:51422
Firewall pubblico:
198.51.100.8:60315
Destinazione:
203.0.113.90:443
Per correlare un log esterno all’host interno occorrono:
- timestamp preciso;
- IP pubblico;
- porta pubblica;
- protocollo;
- tabella NAT;
- sessione firewall;
- IP interno;
- porta interna.
Un IP pubblico condiviso senza porta sorgente e orario preciso può essere insufficiente.
L’indirizzo pubblico era condiviso mediante NAT. L’attribuzione all’host interno richiede la corrispondenza con porta, protocollo e intervallo temporale.
40. Proxy e secure web gateway
Possono registrare:
- utente;
- IP client;
- URL;
- dominio;
- metodo HTTP;
- categoria;
- user agent;
- quantità dati;
- esito;
- certificato;
- file;
- hash;
- sandbox verdict.
40.1 Utilità
- phishing;
- download malware;
- esfiltrazione;
- servizi cloud;
- siti di file sharing;
- applicazioni web.
40.2 Limiti
Un proxy può:
- decifrare TLS;
- non decifrarlo;
- registrare soltanto dominio;
- associare l’utente mediante agent;
- attribuire traffico a un account condiviso;
- utilizzare cache.
Una richiesta URL non dimostra necessariamente che il contenuto sia stato letto dalla persona.
41. VPN
I log VPN possono contenere:
- account;
- IP sorgente;
- IP assegnato;
- metodo MFA;
- gateway;
- profilo;
- client;
- sistema operativo;
- session start;
- session end;
- durata;
- byte;
- reason;
- certificate;
- device ID.
41.1 Correlazione minima
1. login VPN;
2. autenticazione RADIUS o IdP;
3. IP assegnato;
4. sessione firewall;
5. destinazione interna;
6. account applicativo;
7. dispositivo.
41.2 Connessione VPN non significa attività specifica
Dimostra, nei limiti della fonte, che:
- l’account ha stabilito una sessione;
- da un IP sorgente;
- attraverso un gateway;
- per un intervallo.
Non dimostra automaticamente:
- chi controllasse il dispositivo;
- quale file sia stato letto;
- quale applicazione sia stata usata;
- che tutto il traffico passasse nella VPN.
41.3 Split tunneling
Con split tunneling:
- solo parte del traffico passa nel tunnel;
- il traffico Internet può uscire localmente;
- le fonti aziendali non vedono necessariamente ogni connessione.
42. RADIUS e NPS
RADIUS può centralizzare:
- autenticazione;
- autorizzazione;
- accounting;
- accesso VPN;
- Wi-Fi;
- apparati di rete.
Microsoft Network Policy Server può registrare richieste, accettazioni, rifiuti e accounting per VPN e accessi di rete. (documentazione Microsoft)
42.1 Eventi da verificare
- Access-Request;
- Access-Accept;
- Access-Reject;
- Accounting-Start;
- Interim-Update;
- Accounting-Stop;
- NAS-IP-Address;
- Calling-Station-ID;
- Framed-IP-Address;
- session ID.
42.2 NPS Windows
Eventi come 6273 e 6274 possono documentare rifiuti o tentativi scartati, secondo la configurazione di audit. (documentazione Microsoft)
42.3 Limite
Un Access-Accept documenta l’accettazione dell’autenticazione, non l’uso successivo di ogni risorsa.
43. Wireless e NAC
Fonti:
- controller Wi-Fi;
- access point;
- RADIUS;
- DHCP;
- NAC;
- switch;
- MDM.
Dati:
- SSID;
- account;
- MAC;
- AP;
- radio;
- segnale;
- VLAN;
- IP;
- roaming;
- sessione;
- autenticazione.
La presenza presso un access point può essere compatibile con una certa area, ma non costituisce una geolocalizzazione precisa della persona.
44. NetFlow e IPFIX
Possono descrivere flussi attraverso:
- indirizzi;
- porte;
- protocollo;
- byte;
- pacchetti;
- durata;
- interfacce.
Non contengono normalmente il payload.
Sono utili per:
- movimenti laterali;
- esfiltrazione;
- scansioni;
- beaconing;
- volume;
- destinazioni.
Limiti:
- campionamento;
- aggregazione;
- timeout;
- NAT;
- assenza contenuto;
- clock drift.
45. IDS e IPS
Un IDS genera alert.
Un IPS può bloccare o modificare il traffico.
Acquisire:
- signature;
- severity;
- source;
- destination;
- timestamp;
- payload disponibile;
- action;
- sensor;
- rule version;
- packet capture;
- confidence.
Un alert di “malware” può essere:
- vero;
- falso;
- duplicato;
- generato da un test;
- riferito a un file non eseguito;
- riferito a traffico cifrato classificato indirettamente.
46. EDR e XDR
Possibili dati:
- processi;
- parent-child;
- command line;
- hash;
- rete;
- file;
- registry;
- utente;
- alert;
- isolamento;
- quarantena;
- timeline;
- response actions.
46.1 Acquisire
- raw event;
- detection;
- incident;
- device timeline;
- query;
- policy;
- versione agent;
- stato sensore;
- azioni del SOC;
- retention.
46.2 Differenza tra evento e detection
Un processo può essere registrato senza alert.
Un alert può aggregare centinaia di eventi.
Conservare entrambi.
46.3 Azioni del SOC
ENISA raccomanda di documentare le attività di incident response, compresi tempi di rilevazione, contenimento, eradicazione, recupero, indicatori, causa e azioni eseguite.
47. Email gateway
Può documentare:
- mittente;
- destinatario;
- IP;
- dominio;
- Message-ID;
- verdict;
- URL;
- allegato;
- hash;
- quarantena;
- consegna;
- riscrittura link;
- sandbox.
È complementare all’analisi forense di email e header.
Un gateway può indicare delivered, ma il messaggio potrebbe:
- essere stato spostato;
- non essere stato letto;
- essere stato eliminato;
- essere stato bloccato da un controllo successivo.
48. SIEM
Il SIEM raccoglie, normalizza e correla fonti differenti.
Può contenere:
- raw logs;
- campi normalizzati;
- regole;
- alert;
- incident;
- watchlist;
- query;
- casi;
- note;
- automazioni.
48.1 Acquisire
- query;
- intervallo;
- timezone;
- numero risultati;
- raw event;
- campi;
- parser;
- regola;
- versione;
- esportazione;
- limiti;
- screenshot.
48.2 Dashboard e prove
Una dashboard è utile per orientarsi, ma non basta.
Conservare:
- dati sottostanti;
- query;
- filtri;
- esportazione;
- hash.
48.3 Regole modificate
Acquisire:
- versione attuale;
- cronologia;
- autore;
- data modifica;
- soglia;
- esclusioni;
- stato;
- azioni automatiche.
49. Query KQL: tentativi di accesso Windows
Esempio orientativo in ambiente autorizzato:
SecurityEvent
| where TimeGenerated between (
datetime(2026-07-01T00:00:00Z) ..
datetime(2026-07-11T00:00:00Z)
)
| where EventID == 4625
| summarize
Tentativi = count(),
AccountDistinti = dcount(Account)
by IpAddress, bin(TimeGenerated, 5m)
| order by Tentativi desc
Il risultato può evidenziare:
- password spraying;
- password errata memorizzata;
- servizio configurato male;
- scanner;
- attacco.
Non concludere senza contesto.
50. Query KQL: RDP
SecurityEvent
| where EventID == 4624
| where LogonType == 10
| project
TimeGenerated,
Computer,
Account,
IpAddress,
LogonType,
Activity
| order by TimeGenerated asc
Correlare con:
- VPN;
- firewall;
- TerminalServices;
- session disconnect/reconnect;
- endpoint;
- account.
51. Query KQL: accessi Entra falliti
SigninLogs
| where TimeGenerated between (
datetime(2026-07-01T00:00:00Z) ..
datetime(2026-07-11T00:00:00Z)
)
| where ResultType != "0"
| summarize
Tentativi = count(),
Utenti = dcount(UserPrincipalName)
by IPAddress, bin(TimeGenerated, 5m)
| order by Tentativi desc
Documentare:
- tabella;
- workspace;
- retention;
- filtro;
- export;
- versione della query.
52. Normalizzazione dei dati
Campi consigliati:
event_time_original
event_time_utc
ingest_time
source_type
source_host
user
src_ip
src_port
dst_ip
dst_port
protocol
action
result
session_id
process_id
process_guid
object
raw_event
evidence_id
52.1 Non sostituire il raw
Il dato normalizzato deve puntare al record originario.
52.2 Separare i tempi
event time:
quando la fonte dichiara che l’evento è avvenuto;
ingest time:
quando il collector ha ricevuto il record;
processing time:
quando il SIEM lo ha elaborato;
export time:
quando è stato acquisito.
Ritardi significativi possono alterare l’ordine apparente.
53. Deduplicazione
Duplicati possibili:
- stesso evento inviato a due collector;
- replay;
- ridondanza;
- agent e syslog;
- export sovrapposti;
- query ripetute.
Non eliminare fisicamente i duplicati dagli originali.
Creare un dataset derivato indicando il criterio:
chiave deduplicazione =
source_host
+ event_id
+ record_id
+ timestamp
+ hash raw_event
La timeline derivata è stata deduplicata secondo il criterio descritto, mantenendo inalterati gli archivi originari.
54. Correlazione degli eventi
54.1 Chiavi utili
- username;
- SID;
- UPN;
- email;
- IP;
- porta;
- hostname;
- MAC;
- device ID;
- session ID;
- correlation ID;
- process GUID;
- Message-ID;
- file hash;
- object ID;
- request ID;
- transaction ID.
54.2 Gerarchia di correlazione
corrispondenza esatta:
stesso session ID;
corrispondenza forte:
account + IP + intervallo;
corrispondenza moderata:
hostname + utente + orario;
corrispondenza debole:
stessa città o stesso modello dispositivo.
La relazione deve indicare la forza del collegamento.
55. Microsoft Entra ID
Fonti:
- sign-in logs;
- audit logs;
- provisioning logs;
- risky sign-ins;
- Identity Protection;
- service principal;
- managed identity;
- Microsoft Graph activity.
55.1 Campi importanti
createdDateTime
userPrincipalName
userId
appDisplayName
resourceDisplayName
ipAddress
location
clientAppUsed
deviceDetail
authenticationDetails
conditionalAccessStatus
status
correlationId
riskLevel
riskState
55.2 Retention
Alla data di aggiornamento del capitolo, Microsoft indica per Entra ID una retention nativa differente in base a report e licenza: per audit e sign-in, sette giorni nel piano Free e trenta giorni nei piani P1/P2. I log possono essere conservati più a lungo mediante Azure Monitor e storage. Le variazioni di licenza non recuperano retroattivamente i dati già scaduti. (Microsoft)
Questa informazione deve essere verificata al momento dell’incarico.
L’analisi è limitata al periodo ancora disponibile nel tenant e agli eventuali archivi esterni configurati prima dell’incidente.
56. Microsoft 365 e Purview Audit
Può documentare attività in:
- Exchange;
- SharePoint;
- OneDrive;
- Teams;
- Entra;
- Power BI;
- applicazioni Microsoft 365.
56.1 Acquisire
- ricerca;
- utenti;
- workload;
- operazioni;
- intervallo;
- export CSV;
- AuditData;
- numero risultati;
- licenza;
- retention;
- ruoli.
56.2 Limiti di export
Microsoft indica limiti per singola esportazione: 50.000 record per Audit Standard e 1.000.000 per Audit Premium. Se il risultato supera il limite, il CSV può essere incompleto; occorre segmentare intervalli e filtri. (Microsoft)
56.3 Retention
Audit Premium consente politiche fino a dieci anni con le licenze richieste. Le durate predefinite dipendono da workload, utente e licenza; Audit Standard conserva normalmente 180 giorni per i record generati secondo l’attuale regime. (Microsoft)
56.4 Regola operativa
Non scrivere:
«Microsoft conserva sempre tutti i log per 180 giorni.»
Scrivere:
«La disponibilità è stata verificata rispetto alla licenza, alla policy di retention, al workload e all’utente interessato.»
57. Google Workspace
Fonti:
- login audit;
- admin audit;
- Drive audit;
- OAuth;
- token;
- Gmail;
- mobile;
- SAML;
- gruppi;
- regole;
- alert center.
57.1 Reports API
Google indica un periodo massimo di 180 giorni per i report delle attività di audit ottenibili mediante Reports API.
57.2 Drive
Il report Drive può documentare creazione, modifica, condivisione e gestione dei file per un periodo massimo di 180 giorni, secondo disponibilità e licenza. (Google)
57.3 Audit and investigation tool
L’interfaccia consente ricerche con filtri e download fino a 100.000 righe per singola esportazione. Le funzioni avanzate dipendono dall’edizione. (Google)
57.4 Attenzione
Alcuni eventi:
- non sono registrati;
- dipendono dal servizio;
- dipendono dalla licenza;
- possono essere aggregati;
- possono riferirsi a API;
- possono avere retention differente.
58. AWS CloudTrail
CloudTrail registra attività eseguite mediante:
- console;
- CLI;
- SDK;
- API;
- servizi AWS.
58.1 Event history
AWS rende automaticamente disponibile una cronologia immutabile degli ultimi novanta giorni di eventi di gestione per singola Regione. La vista non comprende automaticamente data events, Insights o network activity events. Per una conservazione continuativa più ampia occorre configurare trail o event data store. (AWS)
58.2 Acquisizione CLI
aws cloudtrail lookup-events \
--start-time "2026-07-01T00:00:00Z" \
--end-time "2026-07-11T00:00:00Z" \
> cloudtrail-events.json
58.3 Verificare
- account;
- Regione;
- organization trail;
- management events;
- data events;
- Insights;
- S3;
- CloudTrail Lake;
- integrity validation;
- retention;
- encryption;
- access.
58.4 Campi
eventTime
eventSource
eventName
awsRegion
sourceIPAddress
userAgent
userIdentity
requestParameters
responseElements
resources
requestID
eventID
58.5 Limite
Un evento in una Regione non rappresenta necessariamente tutte le attività dell’organizzazione.
59. Azure Activity Log
Azure Activity Log documenta eventi sul piano di controllo, ad esempio:
- creazione risorsa;
- modifica;
- eliminazione;
- ruolo;
- policy;
- operazioni amministrative.
Azure conserva nativamente gli eventi dell’Activity Log per novanta giorni; per una durata maggiore occorre configurarli verso altre destinazioni mediante diagnostic settings. (Microsoft Azure)
59.1 Azure CLI
az monitor activity-log list \
--start-time "2026-07-01T00:00:00Z" \
--end-time "2026-07-11T00:00:00Z" \
--output json \
> azure-activity-log.json
59.2 Resource logs
I resource log non vengono raccolti automaticamente per ogni risorsa: è necessario configurare le diagnostic settings. Microsoft precisa inoltre che la pipeline non offre garanzia transazionale assoluta e che piccole perdite temporanee possono verificarsi. (Microsoft)
59.3 Distinguere
Activity Log:
piano di controllo;
Resource Logs:
operazioni interne della specifica risorsa;
Entra Logs:
identità e autenticazione;
Defender:
alert e sicurezza;
Log Analytics:
repository e query.
60. Google Cloud Audit Logs
Google Cloud distingue:
- Admin Activity;
- Data Access;
- System Event;
- Policy Denied.
Admin Activity e System Event sono sempre generati. I Data Access log, eccetto specifiche eccezioni come BigQuery, devono generalmente essere abilitati e possono produrre volume e costi. Le registrazioni di audit sono indicate come immutabili all’interno del servizio. (Google Cloud)
60.1 Retention
Alla data di aggiornamento:
- il bucket
_Requiredconserva determinati audit log per 400 giorni; - il bucket
_Defaultconserva normalmente i record per 30 giorni; - la retention personalizzata dei bucket configurabili può essere impostata da 1 a 3.650 giorni. (Google Cloud)
60.2 Query CLI
gcloud logging read \
'logName:"cloudaudit.googleapis.com"' \
--freshness=10d \
--format=json \
> google-cloud-audit.json
60.3 Verificare
- organization;
- folder;
- project;
- log bucket;
- sink;
- exclusions;
- IAM;
- Data Access;
- service account;
- workload identity;
- Regione;
- retention.
61. Altri SaaS
Per ogni servizio chiedere:
1. quali eventi vengono registrati;
2. quale piano è necessario;
3. quanto dura la retention;
4. quale timezone è usato;
5. esiste un’API;
6. esiste un export raw;
7. l’export è completo;
8. chi può accedervi;
9. quali azioni amministrative vengono tracciate;
10. sono presenti audit sui download.
Esempi:
- CRM;
- gestionale;
- piattaforma HR;
- firma elettronica;
- ticketing;
- videoconferenza;
- file sharing;
- backup;
- contabilità.
La documentazione commerciale non sostituisce la verifica della configurazione reale del tenant.
62. Log delle applicazioni
Un’applicazione aziendale può registrare:
- login;
- transazioni;
- modifiche;
- esportazioni;
- ricerca;
- stampa;
- approvazioni;
- cancellazioni;
- errori.
62.1 Problemi frequenti
- account condivisi;
- log solo applicativi;
- fusi non documentati;
- cancellazione da parte dell’amministratore;
- audit non abilitato;
- nomi display al posto di ID stabili;
- dati derivati dal client;
- assenza di versione.
62.2 Acquisire
- database audit;
- log applicativo;
- configurazione;
- schema;
- versione;
- account;
- ruoli;
- mapping utente;
- manuale vendor;
- retention.
63. Accessi ai database
Fonti:
- authentication log;
- audit DBMS;
- query audit;
- amministrazione;
- backup;
- replica;
- error log.
Domande:
- quale account;
- da quale host;
- quale client;
- quale database;
- quale query;
- quale ruolo;
- quale intervallo;
- quale quantità di dati.
Il provvedimento del Garante sugli amministratori di sistema ricomprende, nel relativo ambito, anche le autenticazioni ai database management system. (provvedimento del Garante)
64. Baseline e comportamento normale
Per riconoscere un’anomalia occorre conoscere il normale funzionamento.
Esempi:
- backup notturni;
- scanner;
- account di servizio;
- amministrazione estera;
- VPN aziendale;
- sincronizzazioni;
- manutenzione;
- batch;
- vulnerability scanner;
- patch management.
64.1 Tabella baseline
| Evento | Frequenza normale | Account | Fascia oraria | Nota |
|---|---|---|---|---|
| Login servizio | ogni 5 minuti | svc-app | continua | automatico |
| Backup | giornaliero | svc-backup | 02:00 | trasferimento elevato |
| Scanner | settimanale | scanner | sabato | molte porte |
| Admin | occasionale | adm-nome | ufficio | ticket richiesto |
Un evento raro non è automaticamente malevolo.
65. Password spraying
Indicatori:
- pochi tentativi per molti account;
- stesso IP;
- intervallo regolare;
- molti 4625;
- successivo 4624;
- autenticazioni cloud;
- geolocalizzazione insolita.
Possibili alternative:
- applicazione con credenziali obsolete;
- password cambiata;
- dispositivo mobile;
- scanner;
- servizio;
- test autorizzato.
«La distribuzione dei tentativi è compatibile con password spraying, ma richiede correlazione con le applicazioni e con eventuali attività autorizzate.»
66. Brute force
Indicatori:
- molti tentativi sullo stesso account;
- alta frequenza;
- stessa sorgente;
- sequenza temporale;
- successivo accesso riuscito.
Non assumere che l’accesso successivo sia necessariamente conseguenza del brute force.
Verificare:
- password change;
- IP;
- device;
- MFA;
- sessione;
- token;
- login abituale.
67. Privilege escalation
Cercare:
- aggiunta a gruppi amministrativi;
- assegnazione ruolo cloud;
- nuova policy;
- reset MFA;
- service principal;
- delega;
- sudo;
- account root;
- modifica PAM;
- nuova chiave SSH.
Correlare:
chi ha effettuato la modifica
+ da quale sessione
+ quale account è stato privilegiato
+ quali azioni sono seguite
68. Cancellazione e manomissione dei log
Possibili indicatori:
- Event ID 1102;
- arresto servizio;
- cambio retention;
- file eliminati;
- reset collector;
- gap temporale;
- sequenza record interrotta;
- digest mancante;
- agent disinstallato;
- bucket policy modificata;
- audit disabilitato;
- exclusion cloud.
68.1 Non ogni cancellazione è malevola
Può derivare da:
- manutenzione;
- troubleshooting;
- aggiornamento;
- procedura;
- ripristino;
- errore.
68.2 Formula
«È stata rilevata un’interruzione del logging nel periodo indicato. I dati disponibili non consentono, da soli, di stabilire se sia dipesa da un’azione intenzionale, da un guasto o da una modifica amministrativa.»
69. Movimento laterale
Possibili tracce:
- SMB;
- RDP;
- WinRM;
- WMI;
- PsExec;
- SSH;
- autenticazioni Kerberos;
- servizi remoti;
- condivisioni amministrative;
- strumenti di gestione.
Correlare:
host origine
→ account
→ autenticazione
→ host destinazione
→ processo
→ servizio
→ attività successiva
Una connessione su porta 445 non dimostra automaticamente esfiltrazione o movimento laterale.
70. Esfiltrazione di dati
Fonti:
- proxy;
- firewall;
- DLP;
- cloud audit;
- USB;
- email;
- browser;
- EDR;
- file server;
- NetFlow.
Indicatori:
- volume anomalo;
- archivio creato;
- compressione;
- upload;
- file sharing;
- email esterna;
- download cloud;
- accesso massivo;
- orario anomalo.
70.1 Volume non equivale a contenuto
Un log di rete può mostrare 5 GB trasferiti.
Non dimostra automaticamente:
- quali file;
- se fossero dati aziendali;
- se il trasferimento fosse autorizzato;
- se fosse upload o protocol overhead, senza campi adeguati.
Collegare con il Capitolo 22 — Dipendente infedele, sottrazione dati e uso di USB.
71. Precursori ransomware
Possibili segnali:
- phishing;
- login VPN anomalo;
- disabilitazione antivirus;
- uso di strumenti amministrativi;
- enumerazione dominio;
- accesso backup;
- cancellazione shadow copy;
- movimento laterale;
- creazione servizi;
- trasferimento elevato;
- modifica GPO;
- cifratura.
L’analisi completa è trattata nel Capitolo 21 — Incident response forense e ransomware.
«Gli eventi precedenti alla cifratura risultano compatibili con attività preparatorie dell’incidente; l’esatta catena iniziale richiede la correlazione delle ulteriori fonti indicate.»
72. Impossible travel
Un alert può segnalare accessi da località incompatibili in un breve intervallo.
Possibili cause:
- VPN;
- proxy;
- carrier mobile;
- relay;
- geolocalizzazione errata;
- sessioni parallele;
- attaccante;
- app cloud.
Non concludere:
«L’utente era contemporaneamente a Roma e Londra.»
Meglio:
«Il provider ha associato i due indirizzi IP alle località indicate. La divergenza è compatibile sia con infrastrutture intermedie sia con sessioni controllate da soggetti differenti.»
73. Lacune e assenza dei dati
Un record può mancare perché:
- logging non abilitato;
- retention scaduta;
- file sovrascritto;
- sistema offline;
- rete interrotta;
- collector saturo;
- parser errato;
- filtro;
- esclusione;
- licenza;
- evento non previsto;
- esportazione incompleta;
- azione tramite altro canale.
«L’assenza dell’evento nei log disponibili non dimostra necessariamente che l’attività non sia avvenuta.»
Indicare sempre:
- fonti esaminate;
- periodo;
- configurazione;
- copertura;
- lacune;
- retention;
- affidabilità.
74. Correlazione con dispositivi fisici
Per collegare un evento a un computer:
1. IP assegnato;
2. DHCP;
3. MAC;
4. switch;
5. inventario;
6. seriale;
7. hostname;
8. EDR device ID;
9. utente;
10. accesso locale.
Il semplice hostname può essere:
- modificato;
- duplicato;
- virtuale;
- ricostruito;
- derivato dal client.
75. Correlazione con una persona
Possibili fonti:
- credenziale individuale;
- MFA;
- badge;
- assegnazione dispositivo;
- accesso fisico;
- turno;
- video lecitamente acquisito;
- dichiarazioni;
- ticket;
- email;
- comportamento successivo.
Nessun elemento deve essere trasformato automaticamente in identità personale.
«La sessione risulta associata all’account individuale e al dispositivo assegnato al dipendente. Nei limiti dei dati disponibili, tali elementi sono compatibili con l’utilizzo da parte del soggetto, senza escludere uso da parte di terzi o compromissione delle credenziali.»
76. Minimizzazione e oscuramento
Nei dataset possono comparire:
- nomi;
- email;
- indirizzi IP;
- URL;
- documenti;
- query;
- dati sanitari;
- segreti commerciali;
- comunicazioni riservate.
Prevedere:
- dataset completo protetto;
- dataset di lavoro;
- allegato oscurato;
- tabella selettiva;
- pseudonimizzazione;
- controllo degli accessi.
Non oscurare i dati nell’originale.
Produrre una copia derivata documentando le trasformazioni.
77. Caso pratico 1 — Accesso VPN di un ex dipendente
Scenario
Un’azienda romana rileva un accesso VPN attribuito a un ex dipendente tre giorni dopo la cessazione del rapporto.
Fonti
- VPN gateway;
- RADIUS;
- Active Directory;
- DHCP;
- firewall;
- inventario;
- HR;
- laptop aziendale.
Risultati
- account non disabilitato;
- autenticazione riuscita;
- MFA ancora associata al numero personale;
- IP sorgente appartenente a rete residenziale;
- accesso a due server;
- nessun log applicativo sui file;
- laptop aziendale già restituito.
Conclusione prudente
È stata documentata una sessione VPN associata all’account dell’ex dipendente successivamente alla cessazione del rapporto. L’autenticazione è stata completata mediante il fattore ancora associato all’utenza. I log consentono di documentare l’accesso ai servizi indicati, ma non quali specifici file siano stati consultati né chi controllasse materialmente il dispositivo remoto.
78. Caso pratico 2 — Falso positivo di geolocalizzazione
Scenario
Un professionista di Roma riceve un alert per accessi da Milano e Roma a distanza di tre minuti.
Risultati
- entrambe le sessioni da rete mobile;
- stesso device ID;
- stesso token;
- IP appartenenti allo stesso carrier;
- localizzazione dei nodi di uscita differente;
- nessuna attività anomala.
Conclusione
Le località indicate derivano dalla geolocalizzazione degli indirizzi del gestore mobile e non rappresentano necessariamente la posizione fisica del dispositivo. Non sono stati rilevati ulteriori indicatori di compromissione.
79. Caso pratico 3 — Cancellazione del Security Log
Scenario
Un server Windows di un’azienda di Roma presenta Event ID 1102 poco prima della creazione di un account amministrativo.
Risultati
- log cancellato;
- account amministrativo utilizzato;
- ticket di manutenzione assente;
- WEF conserva eventi precedenti;
- Sysmon continua a registrare;
- nuova utenza creata dopo nove minuti.
Conclusione
La cancellazione del registro Security precede temporalmente la creazione dell’account privilegiato. La sequenza è compatibile con un tentativo di ridurre le tracce disponibili, ma la finalità intenzionale richiede correlazione con l’identità dell’operatore e con ulteriori fonti.
80. Caso pratico 4 — Log firewall e NAT
Scenario
Un provider comunica che un accesso abusivo proveniva dall’IP pubblico di uno studio professionale romano.
Risultati
- IP condiviso da 47 dispositivi;
- NAT dinamico;
- provider non comunica la porta sorgente;
- orario arrotondato al minuto;
- firewall conserva sessioni soltanto per sette giorni;
- segnalazione ricevuta dopo venti giorni.
Conclusione
L’indirizzo pubblico era condiviso mediante NAT. L’assenza della porta sorgente e dei log firewall relativi al periodo non consente di identificare l’host interno che avrebbe generato la connessione.
81. Caso pratico 5 — Ransomware e gap di logging
Scenario
Un’azienda romana subisce cifratura dei server.
Risultati
- EDR disinstallato su due host;
- collector offline per sei ore;
- firewall disponibile;
- Entra ID disponibile;
- backup console registra accesso privilegiato;
- Windows Security sovrascritto.
Conclusione
La ricostruzione presenta una lacuna temporale dovuta all’indisponibilità del collector e alla sovrascrittura dei log locali. Le fonti residue consentono di documentare alcune fasi dell’incidente, ma non l’intera sequenza delle operazioni eseguite sugli endpoint.
82. Caso pratico 6 — Download da Microsoft 365
Scenario
Un’azienda di Roma sospetta che un dipendente abbia scaricato documenti da SharePoint prima delle dimissioni.
Risultati
- Purview Audit;
- eventi di download;
- account individuale;
- dispositivo gestito;
- IP VPN aziendale;
- 620 file;
- export suddiviso in intervalli;
- nessun riscontro sulla destinazione successiva.
Conclusione
Gli audit log documentano eventi di download associati all’account e al dispositivo indicati. I dati non consentono da soli di stabilire dove i file siano stati successivamente conservati o utilizzati.
83. Caso pratico 7 — Google Workspace e link pubblico
Scenario
Uno studio legale di Roma rileva che una cartella Drive era accessibile tramite link.
Risultati
- condivisione modificata da account interno;
- link accessibile senza autenticazione;
- Drive audit disponibile;
- nessun elenco completo dei visitatori anonimi;
- condivisione rimossa dopo l’acquisizione.
Conclusione
La cartella risultava accessibile mediante link con le impostazioni documentate. L’audit identifica l’account che ha modificato la condivisione, ma non consente di determinare tutti i soggetti anonimi che potrebbero aver consultato o scaricato i file.
84. Caso pratico 8 — AWS CloudTrail incompleto
Scenario
Una società romana chiede chi abbia letto oggetti in un bucket S3.
Risultati
- Event History disponibile;
- management events presenti;
- data events S3 non configurati;
- access log del bucket assente;
- CloudTrail trail creato dopo l’incidente.
Conclusione
La cronologia CloudTrail documenta le operazioni di gestione, ma i data event relativi all’accesso agli oggetti non erano abilitati nel periodo. Non è pertanto possibile determinare attraverso CloudTrail quali oggetti siano stati letti.
85. Caso pratico 9 — Linux e chiave SSH
Scenario
Un server Linux di un’impresa romana registra accessi SSH notturni.
Risultati
- chiave autorizzata aggiunta;
- accesso root disabilitato;
- login account tecnico;
- sudo successivo;
- auditd non configurato sui file sensibili;
- IP proveniente da VPN aziendale.
Conclusione
La sequenza documenta l’accesso mediante chiave SSH all’account tecnico e la successiva elevazione tramite sudo. L’assenza di audit specifico sui file non consente di ricostruire ogni risorsa consultata.
86. Caso pratico 10 — Account amministrativo condiviso
Scenario
Tre sistemisti di un’azienda romana utilizzano lo stesso account amministrativo.
Risultati
- account condiviso;
- accesso da jump server;
- MFA condivisa;
- nessun PAM;
- change log incompleto;
- modifica firewall non autorizzata.
Conclusione
La modifica risulta associata all’account amministrativo condiviso e al jump server indicato. L’organizzazione delle credenziali non consente di individualizzare l’operatore.
87. Errori da evitare
Errore 1 — Conservare soltanto screenshot
Si perdono campi e struttura.
Errore 2 — Esportare solo il risultato filtrato
Potrebbero mancare eventi correlati.
Errore 3 — Non acquisire il formato nativo
Si riduce la riproducibilità.
Errore 4 — Ignorare il fuso orario
La sequenza può risultare errata.
Errore 5 — Normalizzare senza conservare il valore originale
Si perde trasparenza.
Errore 6 — Confondere event time e ingest time
Gli eventi possono apparire fuori ordine.
Errore 7 — Attribuire un account a una persona
Le credenziali possono essere condivise o compromesse.
Errore 8 — Attribuire un IP a un dispositivo senza DHCP
L’assegnazione può essere dinamica.
Errore 9 — Attribuire un IP pubblico senza NAT
Mancano porta e sessione.
Errore 10 — Fidarsi della geolocalizzazione
È una stima.
Errore 11 — Considerare un alert una prova conclusiva
Può essere falso positivo.
Errore 12 — Considerare l’assenza di alert come assenza di incidente
La regola può non coprire l’evento.
Errore 13 — Ignorare la configurazione di logging
Determina ciò che può essere registrato.
Errore 14 — Non verificare la retention
I log possono scadere durante l’indagine.
Errore 15 — Modificare la retention senza documentarla
Si altera il contesto.
Errore 16 — Riavviare sistemi indiscriminatamente
Si perdono dati volatili.
Errore 17 — Usare l’account sospetto per acquisire
Si confondono eventi investigativi e precedenti.
Errore 18 — Non registrare l’account di acquisizione
Le query possono generare nuovi audit.
Errore 19 — Non conservare le query
Il risultato non è riproducibile.
Errore 20 — Ignorare i limiti di esportazione
Il file può essere troncato.
Errore 21 — Considerare un CSV completo per definizione
Può dipendere da filtri o limiti.
Errore 22 — Eliminare duplicati dagli originali
Si altera la fonte.
Errore 23 — Ignorare i parser SIEM
Possono interpretare male i campi.
Errore 24 — Confondere traffico consentito e azione riuscita
Sono livelli differenti.
Errore 25 — Confondere login VPN e accesso ai file
La VPN documenta il tunnel.
Errore 26 — Non acquisire DNS e DHCP
Si perdono collegamenti essenziali.
Errore 27 — Non acquisire le configurazioni
Non si può valutare la copertura.
Errore 28 — Applicare una retention universale
La durata deve essere giustificata.
Errore 29 — Raccogliere dati di tutti i dipendenti senza perimetro
Si viola la minimizzazione.
Errore 30 — Pubblicare IP, account o dati sensibili
Si espongono informazioni riservate.
Errore 31 — Considerare l’account admin come autore certo
Può essere condiviso.
Errore 32 — Ignorare account di servizio
Generano molte attività legittime.
Errore 33 — Interpretare ogni scansione come attacco riuscito
Il tentativo può essere bloccato.
Errore 34 — Ignorare la licenza cloud
Determina disponibilità e retention.
Errore 35 — Presumere che i cloud log siano tutti attivi
Molte fonti richiedono configurazione.
Errore 36 — Non documentare i gap
La relazione diventa fuorviante.
Errore 37 — Confondere raw log e dato normalizzato
Il secondo è derivato.
Errore 38 — Non verificare la sincronizzazione temporale
La correlazione può essere falsa.
Errore 39 — Sovrastimare un singolo IOC
Un IP o hash può avere più spiegazioni.
Errore 40 — Scrivere conclusioni giuridiche
Il perito deve rimanere nell’ambito tecnico.
88. Procedura operativa completa
Fase 1 — Autorizzazione
[ ] committente;
[ ] titolare sistemi;
[ ] account;
[ ] tenant;
[ ] periodo;
[ ] quesito;
[ ] privacy;
[ ] legale;
[ ] limiti.
Fase 2 — Valutazione dell’urgenza
[ ] incidente attivo;
[ ] ransomware;
[ ] account privilegiati;
[ ] esfiltrazione;
[ ] retention prossima alla scadenza;
[ ] log sovrascrivibili;
[ ] fornitori;
[ ] obblighi di notifica.
Fase 3 — Inventario
[ ] endpoint;
[ ] server;
[ ] firewall;
[ ] VPN;
[ ] DNS;
[ ] DHCP;
[ ] cloud;
[ ] SIEM;
[ ] applicazioni;
[ ] fornitori.
Fase 4 — Tempo
[ ] ora locale;
[ ] UTC;
[ ] NTP;
[ ] offset;
[ ] drift;
[ ] precisione;
[ ] timezone per fonte.
Fase 5 — Configurazione
[ ] logging abilitato;
[ ] canali;
[ ] filtri;
[ ] retention;
[ ] rotazione;
[ ] forwarding;
[ ] parser;
[ ] esclusioni;
[ ] licenze.
Fase 6 — Acquisizione
[ ] formato nativo;
[ ] raw event;
[ ] export;
[ ] query;
[ ] screenshot;
[ ] configurazione;
[ ] errori;
[ ] conteggio.
Fase 7 — Conservazione
[ ] originali;
[ ] copie lavoro;
[ ] SHA-256;
[ ] accessi;
[ ] cifratura;
[ ] catena di custodia.
Fase 8 — Normalizzazione
[ ] timestamp originale;
[ ] UTC;
[ ] account;
[ ] IP;
[ ] porte;
[ ] sessione;
[ ] host;
[ ] evento;
[ ] raw reference.
Fase 9 — Correlazione
[ ] identità;
[ ] DHCP;
[ ] NAT;
[ ] VPN;
[ ] firewall;
[ ] endpoint;
[ ] applicazione;
[ ] cloud;
[ ] accessi fisici.
Fase 10 — Analisi
[ ] autenticazioni;
[ ] processi;
[ ] privilegi;
[ ] traffico;
[ ] file;
[ ] condivisioni;
[ ] cancellazioni;
[ ] gap;
[ ] persistenza.
Fase 11 — Timeline
[ ] evento originale;
[ ] evento normalizzato;
[ ] fonte;
[ ] attendibilità;
[ ] deduzione;
[ ] limite.
Fase 12 — Relazione
[ ] materiale;
[ ] metodo;
[ ] fonti;
[ ] copertura;
[ ] risultati;
[ ] correlazioni;
[ ] limiti;
[ ] conclusioni;
[ ] allegati;
[ ] hash.
89. Checklist finale
Perimetro
[ ] incarico;
[ ] autorizzazione;
[ ] sistemi;
[ ] utenti;
[ ] periodo;
[ ] privacy;
[ ] fornitori.
Acquisizione
[ ] raw;
[ ] formato nativo;
[ ] query;
[ ] configurazione;
[ ] timezone;
[ ] errori;
[ ] conteggio;
[ ] hash.
Rete
[ ] firewall;
[ ] NAT;
[ ] VPN;
[ ] RADIUS;
[ ] DHCP;
[ ] DNS;
[ ] proxy;
[ ] NetFlow.
Endpoint
[ ] Windows;
[ ] Sysmon;
[ ] PowerShell;
[ ] Linux;
[ ] auditd;
[ ] EDR;
[ ] processi;
[ ] account.
Cloud
[ ] Entra;
[ ] Microsoft 365;
[ ] Google Workspace;
[ ] Azure;
[ ] AWS;
[ ] Google Cloud;
[ ] SaaS;
[ ] retention.
Analisi
[ ] normalizzazione;
[ ] deduplicazione;
[ ] correlazione;
[ ] baseline;
[ ] falsi positivi;
[ ] gap;
[ ] attribuzione;
[ ] limiti.
Relazione
[ ] fatti separati dalle deduzioni;
[ ] valori temporali originali;
[ ] conclusioni prudenti;
[ ] dati oscurati;
[ ] allegati verificabili;
[ ] hash degli output.
90. Output minimo dell’accertamento
1. incarico;
2. verbale;
3. inventario delle fonti;
4. registro dei reperti;
5. configurazioni di logging;
6. configurazioni temporali;
7. log Windows EVTX;
8. log Sysmon;
9. log PowerShell;
10. journal Linux;
11. auditd;
12. log firewall;
13. log NAT;
14. log VPN;
15. log RADIUS;
16. log DHCP;
17. log DNS;
18. log proxy;
19. log EDR;
20. export SIEM;
21. query utilizzate;
22. Entra ID;
23. Microsoft Purview;
24. Google Workspace;
25. Azure Activity Log;
26. Azure resource log;
27. AWS CloudTrail;
28. Google Cloud Audit Logs;
29. applicazioni SaaS;
30. manifesti SHA-256;
31. dataset normalizzato;
32. tabella dei gap;
33. timeline;
34. matrice di correlazione;
35. elenco indicatori;
36. relazione tecnica;
37. allegati;
38. hash degli output.
91. Struttura della relazione tecnica
91.1 Incarico
- committente;
- quesito;
- autorizzazione;
- perimetro;
- periodo;
- limiti.
91.2 Architettura
- sistemi;
- reti;
- cloud;
- identità;
- collector;
- SIEM.
91.3 Fonti
- origine;
- formato;
- retention;
- timezone;
- copertura;
- hash.
91.4 Metodo
- acquisizione;
- strumenti;
- versioni;
- query;
- normalizzazione;
- correlazione.
91.5 Risultati
- accessi;
- processi;
- traffico;
- privilegi;
- file;
- cloud;
- cancellazioni;
- gap.
91.6 Timeline
- eventi;
- UTC;
- fonte;
- livello di attendibilità;
- deduzioni.
91.7 Attribuzione
- account;
- sessione;
- IP;
- dispositivo;
- persona;
- alternative;
- limiti.
91.8 Conclusioni
Risposte tecniche proporzionate al quesito.
92. Modelli di frasi tecniche
92.1 Evento registrato
La fonte indicata registra l’evento alla data e ora riportate, secondo il proprio orologio e la configurazione descritta.
92.2 Accesso riuscito
Il sistema registra un’autenticazione riuscita associata all’account, all’indirizzo IP e alla sessione indicati.
92.3 Tentativo fallito
L’evento documenta un tentativo non riuscito e non dimostra che sia stato ottenuto accesso al sistema.
92.4 Account
Il record identifica l’utenza informatica e non consente autonomamente di individuare la persona che ne controllava le credenziali.
92.5 IP
L’indirizzo IP identifica una connessione o infrastruttura nel momento indicato, non automaticamente una persona fisica.
92.6 NAT
La traduzione degli indirizzi richiede la correlazione tra IP, porte, protocollo e intervallo temporale.
92.7 VPN
Il log documenta l’apertura della sessione VPN; non dimostra autonomamente quali risorse siano state consultate durante il collegamento.
92.8 Firewall
L’azione allow indica che la policy ha consentito il traffico e non prova il successo dell’operazione applicativa.
92.9 DNS
La query DNS documenta una richiesta di risoluzione e non dimostra che il contenuto associato sia stato successivamente consultato.
92.10 Processo
La creazione del processo è registrata dal sistema; la finalità dell’esecuzione deve essere valutata attraverso command line, parent process, account e contesto.
92.11 Cloud audit
L’evento è quello reso disponibile dal provider nel tenant e nel periodo indicati, secondo licenza, configurazione e retention applicabili.
92.12 Export incompleto
L’esportazione è stata segmentata per evitare il superamento dei limiti della piattaforma. I file e le query utilizzate sono riportati negli allegati.
92.13 Retention scaduta
I log anteriori alla data indicata non risultavano più disponibili secondo la retention osservata.
92.14 Gap
È stata rilevata una lacuna nella registrazione; non è possibile stabilire, sulla base dei soli dati disponibili, se dipenda da guasto, configurazione o azione intenzionale.
92.15 Cancellazione
La fonte registra la cancellazione del log. L’evento non consente autonomamente di determinare la finalità dell’operazione.
92.16 Clock drift
Il sistema presentava lo scarto temporale descritto. La timeline conserva il valore originario e quello normalizzato.
92.17 SIEM
Il dato SIEM è una rappresentazione normalizzata del record sorgente; per le verifiche è stato mantenuto il collegamento al raw event.
92.18 False positive
L’alert risulta spiegabile anche mediante l’attività legittima descritta e non può essere considerato, isolatamente, indicatore conclusivo di compromissione.
92.19 File download
L’audit documenta l’evento di download associato all’account, ma non la destinazione o l’utilizzo successivo del file.
92.20 Assenza di evento
L’assenza del record nei log disponibili non dimostra necessariamente che l’attività non sia avvenuta.
92.21 Attribuzione
La convergenza tra account, dispositivo, sessione e rete è compatibile con l’utilizzo indicato; l’attribuzione personale resta formulata nei limiti descritti.
92.22 Conclusione generale
Le conclusioni dipendono dalla copertura, dalla configurazione e dai periodi di conservazione delle fonti acquisite e non escludono l’esistenza di ulteriori dati non disponibili.
93. Immagini e figure suggerite
Descrizione: endpoint, identità, rete, cloud, applicazioni e SIEM.
Alt: Fonti di log utilizzate in un’analisi forense aziendale.
Descrizione: account, IP, DHCP, dispositivo e persona.
Alt: Passaggi necessari per attribuire un evento informatico.
Descrizione: differenza tra evento, raccolta, elaborazione ed export.
Alt: Tempi da distinguere nella correlazione dei log.
Descrizione: host interno, firewall, IP pubblico e server esterno.
Alt: Correlazione di una connessione attraverso il NAT.
Descrizione: IP sorgente, gateway, IP assegnato e risorsa interna.
Alt: Elementi di una sessione VPN aziendale.
Descrizione: 4624, 4625, 4688 e 1102 ordinati cronologicamente.
Alt: Principali eventi Windows in un’indagine forense.
Descrizione: journal, SSH, sudo e auditd.
Alt: Fonti Linux da correlare durante un incidente.
Descrizione: source, destination, NAT, rule, action e byte.
Alt: Campi principali di un log firewall.
Descrizione: sorgenti, collector, parser, regole e data lake.
Alt: Flusso di centralizzazione e analisi dei log.
Descrizione: Entra, Microsoft 365, Google Workspace, AWS, Azure e Google Cloud.
Alt: Fonti di audit dei principali sistemi cloud.
Descrizione: fonte, rischio, durata e repository.
Alt: Piano di conservazione dei log aziendali.
Descrizione: EVTX, syslog, JSON e audit cloud normalizzati in UTC.
Alt: Normalizzazione temporale dei log forensi.
Descrizione: intervallo privo di eventi e fonti alternative.
Alt: Analisi di una lacuna nella registrazione dei log.
Descrizione: host origine, account, protocollo e server destinazione.
Alt: Ricostruzione di un movimento laterale in rete.
Descrizione: record singolo, correlazione, dispositivo e persona.
Alt: Livelli di attendibilità nell’attribuzione di un evento.
94. Riferimenti tecnici e normativi esterni
- NIST SP 800-92 — Guide to Computer Security Log Management.
- NIST SP 800-61 Rev. 3 — Incident Response Recommendations and Considerations.
- NIST SP 800-86 — Guide to Integrating Forensic Techniques into Incident Response.
- RFC 5424 — The Syslog Protocol.
- RFC 5848 — Signed Syslog Messages.
- RFC 8633 — Network Time Protocol Best Current Practices.
- Garante per la protezione dei dati personali — Amministratori di sistema e access log.
- Regolamento UE 2016/679 — Sicurezza del trattamento.
- Decreto legislativo n. 138/2024 — Recepimento NIS2.
- Regolamento di esecuzione UE 2024/2690 — Monitoraggio e logging.
- ENISA — Technical Implementation Guidance on Cybersecurity Risk Management Measures, 2025.
- Microsoft — Windows security event sets e principali Event ID.
- Microsoft — Sysmon events e correlazione dei processi.
- Microsoft — Entra ID log retention.
- Microsoft — Purview Audit export e retention.
- Microsoft — Azure Activity Log e resource logs.
- Google Workspace — Reports API e audit tool.
- AWS — CloudTrail Event History e log file integrity validation.
- Google Cloud — Cloud Audit Logs e retention dei bucket.
- Microsoft — NPS, RADIUS e accounting.
95. Collegamenti interni consigliati
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96. Pagine servizio consigliate
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timeline di un incidente informatico
consulente informatico forense per aziende a Roma
97. Box commerciale finale
Devi ricostruire accessi, connessioni o attività aziendali a Roma?
Lo Studio Quaranta Digital Forensics può supportare aziende, professionisti, studi legali, responsabili IT e consulenti nell’acquisizione e nell’analisi tecnica di:
[ ] Windows Event Log;
[ ] Sysmon;
[ ] PowerShell;
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[ ] DHCP;
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L’attività può comprendere:
- acquisizione forense dei log;
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- analisi di account e sessioni;
- correlazione tra IP e dispositivi;
- ricostruzione di accessi VPN;
- analisi di traffico e NAT;
- verifica di ruoli e privilegi;
- ricostruzione di download e condivisioni;
- individuazione di gap;
- timeline dell’incidente;
- supporto al data breach;
- relazione tecnica;
- assistenza al legale e al CTP.
Evita di cancellare registri, riavviare sistemi o modificare la retention prima di una valutazione tecnica, salvo che il contenimento di un incidente attivo richieda un intervento immediato.
Richiedi una valutazione preliminare
Descrivi l’incidente, il periodo, gli account coinvolti e quali sistemi conservano i log. Non trasmettere password, token, segreti, chiavi o archivi non minimizzati attraverso canali ordinari.
98. Conclusione del capitolo
L’analisi dei log aziendali non consiste nel cercare una singola riga che “dimostri tutto”.
Una corretta attività deve ricostruire una catena:
evento
→ fonte
→ registrazione
→ conservazione
→ esportazione
→ normalizzazione
→ correlazione
→ interpretazione
→ conclusione
Ogni fonte osserva soltanto una parte dell’infrastruttura.
Il firewall vede il traffico.
La VPN vede il tunnel.
Il DHCP associa temporalmente un indirizzo.
L’identity provider registra l’autenticazione.
L’endpoint registra processi e attività locali.
Il cloud registra azioni secondo servizio, licenza e configurazione.
Il SIEM raccoglie e interpreta, ma non sostituisce automaticamente le fonti originarie.
Un log dimostra ciò che il sistema ha registrato secondo la configurazione disponibile; l’attribuzione di un evento richiede la correlazione di identità, tempo, rete, dispositivo, sessione e contesto.
Una relazione tecnicamente corretta deve indicare:
- quali fonti sono state acquisite;
- quali fonti non erano disponibili;
- quale periodo era coperto;
- quale fuso era utilizzato;
- come sono stati verificati gli orologi;
- quali filtri sono stati applicati;
- quali gap sono stati rilevati;
- quali correlazioni sono forti;
- quali restano ipotesi;
- quali limiti impediscono conclusioni ulteriori.
99. Anticipazione del capitolo successivo
Capitolo 21 — Incident response forense e ransomware
Il prossimo capitolo tratterà:
- attivazione del piano di risposta;
- triage dell’incidente;
- isolamento dei sistemi;
- acquisizione della memoria;
- preservazione dei log;
- identificazione del patient zero;
- accesso iniziale;
- movimento laterale;
- persistenza;
- esfiltrazione;
- cifratura;
- note di riscatto;
- indicatori di compromissione;
- analisi EDR e SIEM;
- backup;
- contenimento;
- eradicazione;
- recupero;
- data breach;
- rapporto con autorità, assicurazione e fornitori;
- relazione tecnica e lesson learned.
Continua con il Capitolo 21 — Incident response forense e ransomware →
