Introduzione
Un accesso non riconosciuto a un account email, social o cloud può manifestarsi in modi molto diversi:
- notifica di accesso da una località insolita;
- cambio della password;
- modifica dell’indirizzo email di recupero;
- aggiunta di un numero telefonico sconosciuto;
- comparsa di un nuovo dispositivo;
- messaggi inviati senza il consenso dell’utente;
- regole automatiche che spostano o cancellano email;
- inoltro della posta verso indirizzi esterni;
- richieste di reimpostazione della password;
- file cloud scaricati o condivisi;
- inserzioni pubblicitarie non autorizzate;
- modifiche agli amministratori di una pagina;
- sessioni ancora valide dopo il cambio della password;
- autorizzazioni concesse a un’applicazione esterna;
- notifiche di autenticazione a più fattori non richieste;
- esportazioni di dati mai avviate dall’interessato.
La domanda del cliente è spesso:
“Chi è entrato nel mio account?”
Dal punto di vista informatico-forense, questa domanda deve essere scomposta.
Occorre verificare:
- se sia effettivamente avvenuto un accesso;
- se l’evento rappresenti un tentativo o un’autenticazione riuscita;
- quale account e quale servizio siano coinvolti;
- quali credenziali, sessioni o autorizzazioni siano state utilizzate;
- da quale indirizzo IP o infrastruttura sia provenuto l’evento;
- quale dispositivo o applicazione sia stato dichiarato dal servizio;
- quali attività siano state eseguite dopo l’accesso;
- se siano state create forme di persistenza;
- se siano stati letti, esportati, modificati o eliminati dati;
- quali elementi possano essere correlati a una persona fisica;
- quali limiti impediscano un’attribuzione certa.
La presenza di un indirizzo IP estero non dimostra automaticamente che l’utente si trovasse all’estero.
La comparsa di un telefono sconosciuto non dimostra necessariamente che quel modello fisico sia stato utilizzato dall’autore.
Una sessione attiva non coincide sempre con un nuovo accesso.
Una località dichiarata dal provider può essere approssimativa.
Un’autenticazione riuscita non dimostra da sola chi abbia materialmente digitato, approvato o riutilizzato le credenziali.
La distinzione fondamentale è:
Evento di accesso, credenziale, sessione, indirizzo IP, dispositivo e persona fisica sono elementi differenti, che devono essere correlati senza trasformarli automaticamente l’uno nell’altro.
Nei casi aziendali, inoltre, l’account compromesso può rappresentare soltanto il primo passaggio di un incidente più ampio:
phishing
↓
furto delle credenziali
↓
accesso alla casella
↓
creazione di una regola nascosta
↓
lettura delle conversazioni commerciali
↓
sostituzione dell’IBAN
↓
bonifico fraudolento
L’attività deve quindi coordinarsi con l’analisi delle email e degli header, la cloud forensics, l’analisi dei log aziendali e, quando vi sono conseguenze economiche, con il capitolo dedicato alle truffe online e ai bonifici fraudolenti.
Sintesi operativa
1. valutare se l’accesso abusivo è ancora in corso;
2. usare un dispositivo affidabile e non sospetto;
3. documentare subito notifiche, sessioni, dispositivi e dati di recupero;
4. non ritardare il contenimento quando esiste un rischio attivo;
5. cambiare la password da un dispositivo sicuro;
6. revocare sessioni, token e dispositivi sconosciuti;
7. verificare metodi MFA, passkey, chiavi e numeri di recupero;
8. controllare app OAuth, deleghe e servizi collegati;
9. verificare regole email, inoltri, risposte automatiche e alias;
10. acquisire log, email di sicurezza, esportazioni e file disponibili;
11. conservare gli output e calcolarne l’hash;
12. costruire una timeline in ora locale e UTC;
13. correlare IP, user agent, dispositivo, sessione e azioni;
14. analizzare smartphone e computer utilizzati dall’utente;
15. verificare eventuali messaggi di phishing o malware;
16. determinare quali dati possono essere stati esposti;
17. valutare con legale, DPO e responsabili gli obblighi di notifica;
18. separare compromissione tecnica e attribuzione personale;
19. descrivere sempre fonti, limiti e ipotesi alternative;
20. predisporre una relazione tecnica riproducibile.
La regola centrale è:
Prima si mette in sicurezza la persona e l’organizzazione; subito dopo si preservano e si analizzano le tracce, senza trasformare il contenimento in una cancellazione incontrollata della prova.
1. Avvertenza preliminare
Le procedure descritte in questo capitolo devono essere utilizzate esclusivamente:
- sul proprio account;
- su account aziendali amministrati legittimamente;
- con autorizzazione del titolare;
- nell’ambito di un incarico professionale;
- su sistemi per i quali si possiedono credenziali e poteri amministrativi leciti;
- in attività difensive, peritali o di incident response autorizzate.
Non è lecito utilizzare le informazioni di questo capitolo per:
- tentare password di terzi;
- aggirare l’autenticazione;
- utilizzare codici di recupero altrui;
- intercettare OTP;
- clonare sessioni;
- accedere a dispositivi non autorizzati;
- utilizzare token o cookie sottratti;
- impersonare il titolare;
- installare software di controllo;
- ottenere dati mediante inganno;
- mantenersi nell’account dopo la revoca del consenso.
Il perito non deve chiedere al cliente di trasmettere via email o messaggistica ordinaria:
- password;
- codici OTP;
- codici di recupero;
- chiavi private;
- cookie;
- token;
- passkey;
- seed;
- codici dell’app di autenticazione;
- PIN della SIM.
La collaborazione deve essere organizzata mediante:
- accesso eseguito direttamente dal titolare;
- sessione controllata;
- presenza dell’amministratore autorizzato;
- canale sicuro;
- verbale;
- acquisizione limitata ai dati pertinenti;
- revoca degli accessi temporanei al termine.
2. Inquadramento normativo essenziale
2.1 Accesso abusivo a un sistema informatico o telematico
L’articolo 615-ter del codice penale riguarda l’introduzione abusiva in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza e il mantenimento nel sistema contro la volontà, espressa o tacita, di chi ha il diritto di escludere l’accesso. Gazzetta Ufficiale — articolo 615-ter
Dal punto di vista tecnico possono assumere rilievo:
- autenticazioni;
- sessioni;
- token;
- modifiche di credenziali;
- accessi a dati;
- azioni eseguite;
- permanenza dopo la revoca;
- utilizzo di credenziali ancora formalmente valide;
- superamento dei limiti associati al ruolo;
- accessi effettuati da dipendenti o collaboratori oltre il perimetro autorizzato.
La disponibilità materiale della password non equivale automaticamente a un’autorizzazione attuale.
Un ex dipendente può conoscere ancora una credenziale ma non avere più titolo per utilizzarla.
Un familiare può aver ricevuto in passato la password, senza essere autorizzato ad accedere indefinitamente.
Un amministratore di sistema può possedere privilegi tecnici, ma essere soggetto a limiti funzionali, organizzativi e contrattuali.
La valutazione giuridica spetta al legale e all’autorità competente.
2.2 Codici e mezzi di accesso
L’articolo 615-quater disciplina, nei presupposti previsti dalla norma, la detenzione, diffusione o installazione abusiva di apparecchiature, codici e altri mezzi idonei all’accesso a sistemi informatici o telematici. Gazzetta Ufficiale — articolo 615-quater
Nell’attività tecnica ciò impone particolare cautela nella gestione di:
- password rinvenute;
- cookie di sessione;
- token OAuth;
- chiavi API;
- codici di backup;
- QR di configurazione MFA;
- certificati;
- file di configurazione;
- esportazioni di password;
- archivi del browser.
Questi elementi non devono essere inseriti integralmente nella relazione ordinaria.
Devono essere:
- protetti;
- oscurati;
- conservati separatamente;
- accessibili soltanto agli incaricati;
- eliminati secondo la procedura definita al termine dell’incarico.
2.3 Data breach
Un accesso abusivo a un account aziendale che comporti perdita di riservatezza, integrità o disponibilità di dati personali può costituire una violazione di dati personali.
L’articolo 33 del GDPR prevede, quando ricorrono i relativi presupposti, la notifica all’autorità di controllo senza ingiustificato ritardo e, ove possibile, entro 72 ore dal momento in cui il titolare viene a conoscenza della violazione. L’articolo 34 disciplina la comunicazione agli interessati quando il rischio per i loro diritti e libertà risulta elevato. Il titolare deve inoltre documentare le violazioni anche quando non procede alla notifica. Regolamento UE 2016/679
Il perito può contribuire a determinare:
- account coinvolti;
- periodo della compromissione;
- categorie di dati accessibili;
- azioni osservate;
- eventuali esportazioni;
- numero approssimativo di soggetti interessati;
- misure di contenimento;
- indicatori di compromissione;
- limiti dell’accertamento.
Non decide autonomamente se notificare.
La valutazione deve essere coordinata con:
- titolare del trattamento;
- DPO, se presente;
- responsabili della sicurezza;
- legale;
- management.
2.4 Soggetti NIS
Per i soggetti essenziali o importanti rientranti nell’ambito del decreto legislativo n. 138/2024, gli incidenti significativi possono comportare ulteriori obblighi verso il CSIRT Italia. L’articolo 25 prevede, nei casi applicabili, una pre-notifica entro 24 ore dalla conoscenza dell’incidente significativo, una notifica entro 72 ore e successive relazioni. Tali obblighi riguardano i soggetti e gli incidenti definiti dalla disciplina NIS, non ogni compromissione di un comune account personale. Gazzetta Ufficiale — decreto legislativo 138/2024
3. Che cos’è un account digitale
Un account non è soltanto una combinazione di username e password.
Può comprendere:
- identificativo primario;
- indirizzo email;
- password;
- passkey;
- chiavi di sicurezza;
- applicazione MFA;
- numeri telefonici;
- email di recupero;
- codici di backup;
- dispositivi fidati;
- sessioni;
- token;
- app collegate;
- autorizzazioni OAuth;
- ruoli;
- deleghe;
- metodi di pagamento;
- file;
- messaggi;
- log;
- profili collegati.
La compromissione può riguardare uno o più di questi componenti.
Un utente può cambiare la password ma lasciare attivo:
- un token OAuth;
- una regola di inoltro;
- una passkey sconosciuta;
- un amministratore aggiunto;
- una sessione su un dispositivo;
- un numero di recupero;
- una delega;
- un’applicazione con accesso ai dati.
Per questo:
Il cambio della password è spesso necessario, ma non rappresenta da solo una bonifica completa dell’account.
4. Tipologie di account
4.1 Account email personale
Esempi:
- Gmail;
- Outlook.com;
- Yahoo;
- provider italiani;
- caselle associate a operatori telefonici.
Può consentire il recupero di molti altri servizi.
4.2 Account aziendale
Esempi:
- Microsoft 365;
- Google Workspace;
- server Exchange;
- sistemi IAM;
- portali gestionali;
- VPN;
- CRM;
- ERP.
Può essere associato a:
- ruolo;
- gruppi;
- privilegi;
- risorse condivise;
- dati di clienti;
- sistemi amministrativi.
4.3 Account social
Esempi:
- Facebook;
- Instagram;
- LinkedIn;
- TikTok;
- X;
- YouTube.
Può comprendere:
- profilo;
- pagine;
- inserzioni;
- metodi di pagamento;
- messaggi;
- amministratori;
- account collegati.
4.4 Account cloud
Esempi:
- Google Drive;
- OneDrive;
- SharePoint;
- Dropbox;
- iCloud;
- servizi di backup.
Può consentire:
- lettura;
- download;
- sincronizzazione;
- eliminazione;
- condivisione;
- versioning;
- recupero di file.
4.5 Account federato
L’utente accede a più servizi tramite:
- Microsoft Entra ID;
- Google;
- Apple;
- Facebook;
- SAML;
- OpenID Connect;
- Single Sign-On.
La compromissione dell’identità principale può estendersi ai servizi federati.
4.6 Account amministrativo
Può modificare:
- utenti;
- ruoli;
- politiche;
- log;
- metodi di autenticazione;
- domini;
- applicazioni;
- conservazione;
- condivisioni.
La compromissione di un account amministrativo richiede un’escalation immediata.
5. Tipologie di compromissione
| Tipologia | Descrizione | Tracce possibili |
|---|---|---|
| Furto password | utilizzo della password dell’utente | login, IP, dispositivo, notifica |
| Credential stuffing | riutilizzo di credenziali già esposte | numerosi tentativi, accesso da infrastruttura esterna |
| Password spraying | tentativi limitati su molti account | login falliti distribuiti |
| Phishing | credenziali inserite in pagina ingannevole | email, browser, cronologia, dominio |
| MFA fatigue | richieste ripetute di approvazione | notifiche, log MFA, accesso successivo |
| Session hijacking | riutilizzo di cookie o token di sessione | sessione senza nuovo login evidente |
| OAuth abuse | app autorizzata ad accedere ai dati | consenso, client ID, scope, token |
| SIM swap | controllo del numero telefonico | perdita servizio, SMS, eventi operatore |
| Infostealer | malware che sottrae password e sessioni | processi, file, persistenza, browser |
| Recupero account abusivo | modifica dei canali di recupero | email di sicurezza, cambio numero |
| Accesso interno | uso improprio di credenziali aziendali | log, ruolo, workstation, orari |
| Dispositivo rubato | utilizzo di sessione già autenticata | sessione valida, dati del dispositivo |
| Condivisione credenziali | uso da parte di più persone | log ambigui, assenza di individualizzazione |
Una stessa vicenda può comprendere più meccanismi.
6. Evento di accesso, sessione e azione
6.1 Tentativo di accesso
Il provider registra una richiesta che può essere:
- fallita;
- bloccata;
- sottoposta a verifica;
- rifiutata dall’utente;
- interrotta;
- riuscita.
Un tentativo fallito non dimostra che l’account sia stato compromesso.
6.2 Autenticazione riuscita
Indica che il sistema ha accettato:
- password;
- passkey;
- token;
- certificato;
- fattore MFA;
- federazione;
- flusso di recupero.
Non identifica automaticamente la persona.
6.3 Sessione
È il periodo durante il quale un browser, un’applicazione o un servizio continua a utilizzare l’account.
Una sessione può rimanere valida:
- per ore;
- per giorni;
- su più servizi;
- dopo la chiusura del browser;
- su un dispositivo sincronizzato.
Google, ad esempio, distingue nella pagina dei dispositivi tra dispositivi e sessioni e avverte che sullo stesso dispositivo possono apparire più sessioni create da browser, app o servizi differenti. Guida Google sui dispositivi e sulle sessioni
6.4 Azione
Dopo l’accesso possono essere eseguite azioni come:
- leggere email;
- cercare parole chiave;
- scaricare file;
- modificare regole;
- inviare messaggi;
- aggiungere un dispositivo;
- creare una chiave;
- autorizzare un’app;
- modificare ruoli;
- eliminare dati.
L’evento di accesso e l’azione devono essere correlati temporalmente.
7. Indicatori iniziali di compromissione
[ ] password modificata senza consenso;
[ ] email o telefono di recupero cambiati;
[ ] passkey sconosciuta;
[ ] chiave di sicurezza non riconosciuta;
[ ] nuovo dispositivo fidato;
[ ] login riuscito da IP insolito;
[ ] sessione non riconosciuta;
[ ] notifiche MFA ripetute;
[ ] messaggi inviati dall’account;
[ ] email cancellate;
[ ] posta spostata automaticamente;
[ ] inoltro esterno;
[ ] regola inbox sconosciuta;
[ ] risposta automatica modificata;
[ ] alias aggiunto;
[ ] amministratore aggiunto;
[ ] app OAuth sconosciuta;
[ ] esportazione dati richiesta;
[ ] file condivisi pubblicamente;
[ ] acquisti o inserzioni;
[ ] contatti avvisati di messaggi fraudolenti;
[ ] notifiche del provider nascoste;
[ ] perdita improvvisa dell’accesso.
Un singolo indicatore può avere spiegazioni legittime.
Più indicatori coerenti aumentano la probabilità di compromissione.
8. Conservare la prova o bloccare l’accesso?
L’attività presenta una tensione operativa.
Scenario A — Compromissione attiva e rischio elevato
Esempi:
- l’attaccante sta inviando email;
- sono in corso pagamenti;
- vengono scaricati file;
- vengono cancellati dati;
- vi sono minacce personali;
- l’account controlla altri servizi.
In questo caso:
Il contenimento prevale sulla possibilità di acquisire ogni dettaglio prima della modifica.
Si documentano rapidamente gli elementi essenziali e si procede alla messa in sicurezza.
Scenario B — Evento passato, account sotto controllo
Esempi:
- accesso sospetto di due settimane prima;
- nessuna sessione attiva;
- log ancora disponibili;
- amministratore presente;
- nessuna azione in corso.
In questo caso è possibile acquisire più ampiamente prima di modificare:
- password;
- sessioni;
- regole;
- dispositivi;
- autorizzazioni.
Scenario C — Pericolo personale
Quando l’account compromesso è collegato a stalking, violenza, controllo coercitivo o diffusione intima, utilizzare un dispositivo sicuro e coordinare la risposta con autorità e soggetti competenti.
La disciplina generale dell’incident response considera rilevanti le fasi di rilevazione, risposta e recupero, inserite in un più ampio sistema di gestione del rischio. NIST SP 800-61 Rev. 3
9. Protocollo dei primi quindici minuti
1. interrompere l’uso del dispositivo sospetto, se possibile;
2. utilizzare un dispositivo affidabile;
3. annotare data, ora e fuso;
4. fotografare o acquisire le notifiche;
5. acquisire la pagina delle sessioni;
6. acquisire l’elenco dei dispositivi;
7. acquisire metodi di recupero e MFA;
8. acquisire app e servizi collegati;
9. acquisire regole e inoltri, se visibili;
10. verificare se sono in corso operazioni economiche;
11. cambiare la password quando necessario;
12. revocare le sessioni sconosciute;
13. mettere in sicurezza l’email primaria;
14. avvisare l’amministratore aziendale;
15. registrare ogni modifica eseguita.
Apple, nelle proprie indicazioni di sicurezza personale, suggerisce di documentare le notifiche e i dispositivi prima di rimuovere gli elementi sconosciuti, quando ciò è compatibile con la sicurezza dell’utente. Apple — mantenere sicuro l’Apple Account
10. Protocollo delle prime ventiquattro ore
[ ] formalizzare l’incarico;
[ ] acquisire account e notifiche;
[ ] esportare log disponibili;
[ ] acquisire email di sicurezza;
[ ] controllare sessioni;
[ ] controllare dispositivi;
[ ] controllare MFA e passkey;
[ ] controllare recovery email e telefono;
[ ] controllare OAuth e app collegate;
[ ] controllare regole email e inoltri;
[ ] controllare alias e deleghe;
[ ] controllare pagine e ruoli social;
[ ] controllare file e condivisioni cloud;
[ ] acquisire smartphone e computer;
[ ] verificare phishing e malware;
[ ] costruire una prima timeline;
[ ] individuare dati potenzialmente esposti;
[ ] informare legale, DPO e management;
[ ] valutare richieste urgenti al provider;
[ ] documentare il contenimento.
11. Cosa non fare
[ ] non utilizzare il dispositivo sospetto per cambiare tutte le password;
[ ] non rispondere alle email di sicurezza tramite link non verificati;
[ ] non approvare notifiche MFA non richieste;
[ ] non inoltrare password o OTP al perito;
[ ] non cancellare le email del provider;
[ ] non eliminare subito ogni regola senza documentarla;
[ ] non disinstallare il browser;
[ ] non eseguire una pulizia automatica;
[ ] non formattare il computer;
[ ] non ripristinare il telefono;
[ ] non rimuovere l’account dal dispositivo prima del triage;
[ ] non tentare di entrare nell’account sospetto dell’autore;
[ ] non pubblicare gli IP rilevati;
[ ] non accusare una persona sulla base della geolocalizzazione;
[ ] non condividere integralmente log contenenti token;
[ ] non considerare risolutivo il solo cambio password.
12. Questionario iniziale
12.1 Account
1. Quale account è coinvolto?
2. È personale o aziendale?
3. Chi è il titolare?
4. Chi conosceva la password?
5. L’account era condiviso?
6. Era attiva l’autenticazione a più fattori?
7. Quali dispositivi erano autorizzati?
8. Quale email di recupero era impostata?
9. Quale numero telefonico era associato?
10. Esistono amministratori?
12.2 Evento
1. Quando è stato notato?
2. Quale notifica è stata ricevuta?
3. L’accesso risulta riuscito?
4. Quale IP compare?
5. Quale località?
6. Quale dispositivo?
7. Quale browser o applicazione?
8. Sono state eseguite azioni?
9. Sono stati inviati messaggi?
10. Sono stati modificati file?
12.3 Contenimento già eseguito
Chiedere se il cliente ha:
- cambiato la password;
- revocato sessioni;
- eliminato dispositivi;
- modificato MFA;
- cancellato email;
- formattato un dispositivo;
- contattato il provider;
- avvisato clienti;
- segnalato alla Polizia;
- revocato app;
- rimosso regole;
- bloccato la SIM.
12.4 Conseguenze
[ ] perdita dell’account;
[ ] furto di dati;
[ ] email fraudolente;
[ ] bonifici;
[ ] pubblicazioni social;
[ ] impersonificazione;
[ ] diffusione di fotografie;
[ ] cancellazione di file;
[ ] ricatto;
[ ] accesso ad altri servizi;
[ ] esposizione di dati personali;
[ ] interruzione aziendale.
13. Definire il quesito tecnico
Un quesito improprio è:
“Dimostrare che l’ex dipendente è entrato nell’account.”
Quesiti tecnici corretti possono essere:
- verificare se l’account presenti accessi non riconosciuti;
- acquisire i log disponibili;
- documentare sessioni e dispositivi;
- ricostruire le modifiche dei fattori di autenticazione;
- verificare regole, inoltri e deleghe;
- individuare app e token autorizzati;
- determinare le azioni osservabili;
- ricostruire il periodo della compromissione;
- valutare quali dati fossero accessibili;
- correlare gli eventi con dispositivi e reti;
- indicare gli elementi utili e i limiti dell’attribuzione.
Formula:
“L’accertamento è finalizzato alla ricostruzione tecnica degli eventi associati all’account. Non comprende l’accertamento della responsabilità penale né l’attribuzione automatica degli eventi a una persona fisica.”
14. Mappa delle fonti di prova
14.1 Fonti del provider
- attività di sicurezza;
- login;
- sessioni;
- dispositivi;
- autorizzazioni;
- audit log;
- account recovery;
- modifiche password;
- ruoli;
- condivisioni;
- download;
- email di servizio;
- ticket.
14.2 Fonti email
- messaggi EML;
- header;
- notifiche;
- posta inviata;
- cestino;
- regole;
- inoltri;
- deleghe;
- risposte automatiche;
- alias;
- autenticazioni.
14.3 Fonti del dispositivo
- browser;
- cronologia;
- cookie;
- database;
- applicazioni;
- notifiche;
- file;
- malware;
- password manager;
- registri;
- sincronizzazioni.
14.4 Fonti di rete
- router;
- firewall;
- VPN;
- proxy;
- DNS;
- SIEM;
- EDR;
- log del provider Internet;
- log del carrier.
14.5 Fonti organizzative
- amministratori;
- help desk;
- ticket;
- policy;
- assegnazione dei ruoli;
- inventario dispositivi;
- cessazione del rapporto;
- accessi fisici;
- turni;
- deleghe.
15. Cartella del caso
CASO_RM_2026_018/
├── 00_incarico/
├── 01_verbali/
├── 02_notifiche/
├── 03_security_activity/
├── 04_sessioni/
├── 05_dispositivi/
├── 06_login_logs/
├── 07_email/
├── 08_regole_inoltri_deleghe/
├── 09_oauth_app_token/
├── 10_cloud_files/
├── 11_social/
├── 12_endpoint/
├── 13_network_logs/
├── 14_hash/
├── 15_timeline/
├── 16_indicatori_compromissione/
├── 17_data_breach/
├── 18_report/
└── 19_relazione/
Le cartelle contenenti token, cookie o codici devono essere cifrate e mantenute separate dagli allegati ordinari.
16. Catena di custodia
Per ogni reperto registrare:
- ID;
- descrizione;
- account;
- provider;
- fonte;
- data;
- ora;
- fuso;
- modalità di acquisizione;
- operatore;
- strumento;
- versione;
- formato;
- hash;
- posizione;
- modifiche;
- accessi.
Approfondimento: catena di custodia, hash e verbale tecnico.
Formula:
“Gli output sono stati acquisiti mediante account e privilegi autorizzati, conservati nel fascicolo tecnico e sottoposti a calcolo dell’impronta SHA-256.”
17. Calcolo dell’hash
Windows PowerShell
Get-FileHash -Algorithm SHA256 -LiteralPath ".\signin-log.csv"
Linux
sha256sum -- signin-log.csv
macOS
shasum -a 256 -- signin-log.csv
Per tutti i file:
find acquisizione_account -type f -print0 \
| sort -z \
| xargs -0 sha256sum \
> manifest_sha256.txt
L’hash documenta l’identità binaria dell’output acquisito.
Non dimostra:
- completezza del log;
- correttezza del provider;
- autore dell’evento;
- data originaria;
- assenza di record non esportati.
18. Documentare data, ora e fuso
PowerShell
Get-Date -Format "yyyy-MM-ddTHH:mm:ss.fffK"
(Get-Date).ToUniversalTime().ToString("yyyy-MM-ddTHH:mm:ss.fffZ")
Linux
date --iso-8601=seconds
date -u --iso-8601=seconds
macOS
date "+%Y-%m-%dT%H:%M:%S%z"
date -u "+%Y-%m-%dT%H:%M:%SZ"
Annotare:
- ora visualizzata dal provider;
- fuso dell’account;
- fuso del dispositivo;
- UTC;
- ora del sistema di acquisizione;
- precisione;
- eventuale differenza;
- conversione applicata.
Un evento indicato come “ieri alle 23:10” deve essere acquisito anche nel suo formato completo, quando disponibile.
19. Credenziale, autenticatore e fattore
19.1 Password
È un segreto conosciuto dall’utente.
Può essere:
- riutilizzata;
- sottratta;
- osservata;
- registrata;
- esposta in un data breach;
- salvata nel browser;
- inserita in un sito falso.
19.2 Fattore di possesso
Esempi:
- telefono;
- app;
- chiave fisica;
- smart card;
- token.
19.3 Fattore biometrico
Può attivare una credenziale presente nel dispositivo.
19.4 Passkey
Utilizza crittografia a chiave pubblica ed è legata al servizio per cui è stata creata.
Le linee guida NIST distinguono gli autenticatori resistenti al phishing dalle password, che non sono considerate resistenti al phishing. L’effettiva robustezza dipende comunque dall’implementazione, dalla protezione del dispositivo e dai processi di recupero. NIST SP 800-63B
19.5 Codice OTP
Può essere:
- generato dall’app;
- ricevuto via SMS;
- inviato via email;
- approvato mediante push.
Un OTP non deve essere trasmesso a terzi.
20. Autenticazione a più fattori
La presenza di MFA non esclude la compromissione.
Possibili scenari:
- approvazione involontaria;
- SIM swap;
- phishing in tempo reale;
- furto del token;
- dispositivo già autenticato;
- aggiunta di un nuovo fattore;
- utilizzo di un metodo di recupero;
- autorizzazione OAuth;
- sessione sottratta dopo il login.
20.1 MFA fatigue
L’utente riceve molte richieste e ne approva una per errore.
Acquisire:
- data e ora delle notifiche;
- numero di richieste;
- dispositivo;
- metodo;
- accesso successivo;
- eventuali chiamate o messaggi;
- dichiarazione dell’utente.
20.2 SMS
L’SMS può dipendere dal controllo del numero e dalla sicurezza dell’operatore.
Verificare:
- perdita improvvisa del segnale;
- sostituzione SIM;
- deviazione;
- cambio operatore;
- richieste di assistenza;
- numero associato.
20.3 Passkey o chiavi sconosciute
Acquisire prima della rimozione:
- nome;
- data;
- dispositivo;
- tipo;
- ultima attività, se mostrata;
- schermata completa.
21. Furto della sessione
Un attaccante può utilizzare una sessione già autenticata senza ripetere l’intero login.
Questo può avvenire quando:
- il dispositivo viene sottratto;
- il browser è controllato;
- cookie o token vengono sottratti;
- un malware accede al profilo;
- una sessione viene sincronizzata;
- un’app mantiene l’autorizzazione.
Possibili conseguenze:
- assenza di una nuova richiesta MFA;
- attività da un browser già riconosciuto;
- IP differente all’interno della stessa sessione;
- accesso anche dopo il cambio password, se i token non vengono revocati;
- azioni effettuate tramite API.
Formula:
“L’assenza di un nuovo evento di autenticazione non esclude l’utilizzo abusivo di una sessione precedentemente valida.”
22. OAuth e applicazioni collegate
OAuth consente a un’applicazione di accedere a determinate risorse senza ricevere direttamente la password dell’utente.
Un’app può ottenere permessi per:
- leggere email;
- inviare email;
- accedere ai contatti;
- leggere file;
- modificare file;
- gestire calendari;
- accedere al profilo;
- operare offline.
La revoca della password non sempre coincide automaticamente con la revoca di ogni autorizzazione applicativa.
Google consente di riesaminare e revocare le app collegate e i relativi livelli di accesso; Google Workspace dispone inoltre di eventi di audit OAuth per ricostruire autorizzazioni e utilizzo dei token. Google — connessioni con app e servizi di terze parti
Acquisire:
- nome app;
- sviluppatore;
- client ID;
- data autorizzazione;
- scope;
- ultimo utilizzo;
- account autorizzante;
- eventuale revoca;
- log delle API;
- email di consenso.
Formula:
“L’applicazione risultava autorizzata ad accedere alle risorse indicate. Tale autorizzazione non dimostra automaticamente chi abbia materialmente eseguito il consenso.”
23. Canali di recupero
Verificare:
[ ] email di recupero;
[ ] numero telefonico;
[ ] dispositivo fidato;
[ ] contatto di recupero;
[ ] codici backup;
[ ] chiavi;
[ ] passkey;
[ ] domande di sicurezza;
[ ] alias;
[ ] account collegati.
Un attaccante può modificare i canali per:
- bloccare il titolare;
- recuperare nuovamente l’account;
- ricevere notifiche;
- aggiungere un metodo persistente.
Conservare le email del provider che segnalano:
- modifica password;
- aggiunta numero;
- modifica email;
- nuova chiave;
- nuovo dispositivo;
- richiesta di recupero.
24. Analisi dell’indirizzo IP
24.1 Che cosa indica
Un indirizzo IP può collegare un evento a:
- rete domestica;
- rete mobile;
- azienda;
- VPN;
- proxy;
- cloud provider;
- rete pubblica;
- infrastruttura condivisa.
24.2 Che cosa non indica
Non identifica automaticamente:
- persona;
- dispositivo;
- posizione precisa;
- abitazione;
- autore materiale.
24.3 Variabili
- NAT;
- CGNAT;
- IP dinamici;
- IPv4 e IPv6;
- VPN;
- proxy;
- roaming;
- carrier mobile;
- relay privacy;
- CDN;
- server applicativi;
- app che accedono per conto dell’utente.
24.4 Geolocalizzazione
La geolocalizzazione IP è una stima.
Può indicare:
- sede dell’operatore;
- nodo di uscita;
- città vicina;
- regione;
- paese.
Una connessione mobile effettuata a Roma può apparire associata a un’altra città.
Gmail, ad esempio, avverte che l’attività da telefoni o tablet può mostrare la località del carrier e che ciò può produrre localizzazioni distanti dalla posizione fisica dell’utente. Gmail — ultima attività dell’account
Formula:
“L’indirizzo IP è stato associato dal database utilizzato all’area indicata. Tale geolocalizzazione è approssimativa e non consente di determinare la posizione fisica del dispositivo.”
25. User agent e dispositivo dichiarato
Il provider può mostrare:
- sistema operativo;
- browser;
- app;
- modello generico;
- famiglia del dispositivo;
- metodo di autenticazione.
Questi dati possono derivare da:
- stringa user agent;
- identificatore dell’app;
- registrazione del dispositivo;
- token;
- profilo gestito.
Limiti:
- user agent modificabile;
- browser privacy;
- stringhe ridotte;
- modelli aggregati;
- app embedded;
- virtualizzazione;
- emulazione;
- sessione sincronizzata.
Formula:
“Il servizio ha classificato l’accesso come proveniente dal tipo di dispositivo indicato. La classificazione è gestita dal provider e non identifica necessariamente uno specifico esemplare fisico.”
26. Impossible travel e accessi anomali
Un sistema può segnalare due accessi temporalmente incompatibili con uno spostamento fisico ordinario.
Possibili spiegazioni:
- VPN;
- rete mobile;
- proxy;
- sessioni parallele;
- app cloud;
- geolocalizzazione errata;
- attività automatizzata;
- attaccante;
- sincronizzazione.
Microsoft Entra consente agli amministratori autorizzati di esaminare cronologia del rischio e log di accesso, correlando località insolite, IP anonimi e segnali di viaggio atipico. Questi indicatori devono essere analizzati, non assunti come prova autonoma. Microsoft Entra ID Protection — investigare il rischio
27. Account email: controlli indispensabili
[ ] attività recenti;
[ ] sessioni;
[ ] dispositivi;
[ ] posta inviata;
[ ] cestino;
[ ] archivio;
[ ] regole inbox;
[ ] filtri;
[ ] inoltro;
[ ] deleghe;
[ ] alias;
[ ] risposte automatiche;
[ ] account collegati;
[ ] POP;
[ ] IMAP;
[ ] SMTP;
[ ] app OAuth;
[ ] app password;
[ ] metodi MFA;
[ ] email di recupero;
[ ] esportazioni;
[ ] attività amministrativa.
28. Regole, inoltri e persistenza nella casella
Un attaccante può creare una regola che:
- sposta email in una cartella;
- elimina notifiche;
- segna messaggi come letti;
- inoltra comunicazioni;
- nasconde risposte;
- intercetta conversazioni economiche.
Microsoft segnala le regole sospette di manipolazione della posta come possibile indicatore di account compromesso e mette a disposizione procedure specifiche per la loro analisi. Microsoft Defender XDR — regole di manipolazione della posta
Acquisire per ogni regola:
- nome;
- stato;
- condizione;
- azione;
- destinatario;
- priorità;
- data disponibile;
- autore o account;
- schermata;
- export;
- hash.
Formula:
“È stata rilevata una regola che, in presenza delle condizioni descritte, inoltrava o spostava i messaggi. Il dato è compatibile con un meccanismo di persistenza o occultamento, ma l’attribuzione della creazione richiede ulteriori log.”
29. Gmail e account Google personali
29.1 Attività di sicurezza
Google consente di esaminare:
- eventi di sicurezza recenti;
- dispositivi;
- sessioni;
- modifiche rilevanti;
- app collegate.
La procedura ufficiale per un account compromesso prevede la revisione degli eventi recenti, dei dispositivi e delle impostazioni di sicurezza. Google — proteggere un account compromesso
29.2 Dispositivi e sessioni
Acquisire:
- nome dispositivo;
- sistema;
- località;
- ultima attività;
- stato della sessione;
- servizi utilizzati;
- indicazione “disconnesso”;
- eventuali duplicati.
Non considerare automaticamente sospette più sessioni con lo stesso nome.
29.3 Ultima attività Gmail
Gmail rende disponibile una vista delle attività recenti con date, orari e indirizzi IP; la documentazione ufficiale precisa che la vista può includere accessi da browser, app e protocolli e che gli IP possono riferirsi anche a servizi o carrier. Gmail — dettagli dell’ultima attività
Acquisire:
- screenshot;
- tipo di accesso;
- IP;
- data;
- sessioni simultanee;
- eventuale avviso.
29.4 Filtri e inoltro
Verificare:
- filtri;
- inoltro;
- POP;
- IMAP;
- delega;
- risposte automatiche;
- account importati.
29.5 App collegate
Acquisire l’elenco prima della revoca.
29.6 Esportazione
Google Takeout consente al titolare di richiedere un archivio dei propri dati. L’export deve essere considerato una fonte complementare: descrive i dati resi disponibili dal servizio nel momento e secondo le opzioni della richiesta, non costituisce automaticamente un log completo di ogni attività storica. Google Takeout
30. Google Workspace
30.1 Sospensione e contenimento
Per un utente aziendale compromesso, Google indica agli amministratori autorizzati di sospendere temporaneamente l’account, investigare le attività, riesaminare dispositivi e ripristinare l’accesso dopo la bonifica. La sospensione reimposta i cookie di accesso e i token OAuth dell’utente. Google Workspace — identificare e mettere in sicurezza account compromessi
30.2 User log events
I log utente possono documentare:
- modifiche password;
- modifiche recovery;
- iscrizione 2-Step Verification;
- azioni critiche;
- sessioni.
Google precisa che alcuni tentativi ravvicinati possono essere aggregati in una singola voce e che determinate attività di client non browser possono non essere rappresentate come un normale login. Google Workspace — User log events
30.3 Login audit
Acquisire:
- timestamp;
- utente;
- IP;
- evento;
- esito;
- tipo;
- verifica;
- challenge;
- applicazione.
30.4 OAuth log
Verificare:
- app autorizzate;
- token;
- scope;
- revoche;
- applicazioni Marketplace;
- account di servizio;
- delega domain-wide.
30.5 Admin log
Se l’account compromesso possedeva ruoli amministrativi, acquisire:
- modifiche utenti;
- assegnazioni ruoli;
- policy;
- configurazioni;
- condivisioni;
- servizi;
- deleghe;
- routing email.
Google Workspace permette di consultare eventi amministrativi e, nelle edizioni supportate, utilizzare strumenti di audit e investigazione. Google Workspace — Admin log events
30.6 Drive
Verificare:
- download;
- condivisioni;
- link;
- eliminazioni;
- ripristini;
- modifiche proprietario;
- app esterne.
31. Account Microsoft personale
31.1 Attività recenti
La pagina “Attività recenti” mostra, alla data di aggiornamento, utilizzi dell’account Microsoft degli ultimi 30 giorni, con informazioni su data, località approssimativa e metodo di accesso. Microsoft — pagina Attività recenti
Acquisire:
- data;
- ora;
- località;
- IP, se disponibile;
- browser;
- dispositivo;
- attività riuscita o non riuscita;
- modifica sicurezza;
- alias;
- evento insolito.
31.2 Recupero dell’account
Microsoft raccomanda di verificare il dispositivo, cambiare o reimpostare la password e controllare le impostazioni dell’account, incluse connessioni, inoltri e risposte automatiche. Microsoft — recuperare un account compromesso
31.3 Email Outlook.com
Controllare:
- regole;
- inoltri;
- account connessi;
- risposte automatiche;
- posta inviata;
- eliminati;
- alias;
- metodi di sicurezza.
32. Microsoft 365 ed Entra ID
32.1 Sign-in logs
Microsoft Entra registra gli accessi al tenant e mette a disposizione degli amministratori dettagli per interpretare esito, metodo, applicazione, IP, dispositivo e condizioni. Microsoft Entra — log di accesso
Acquisire:
- createdDateTime;
- userPrincipalName;
- appDisplayName;
- resourceDisplayName;
- ipAddress;
- location;
- clientAppUsed;
- deviceDetail;
- conditionalAccessStatus;
- authenticationRequirement;
- authenticationDetails;
- status;
- correlationId;
- riskLevel;
- riskState.
32.2 Audit logs
Verificare:
- modifiche password;
- reset MFA;
- aggiunta metodo;
- assegnazione ruolo;
- consenso applicazione;
- registrazione dispositivo;
- modifica gruppi;
- service principal;
- conditional access;
- app registration.
32.3 Mailbox
Microsoft raccomanda, per una casella compromessa, di esaminare sintomi, messaggi inviati, regole, inoltri e impostazioni, quindi revocare l’accesso e bonificare l’identità. Microsoft — rispondere a una casella compromessa
32.4 Audit delle email
Nelle licenze e configurazioni supportate, eventi come MailItemsAccessed possono contribuire a determinare l’accesso a messaggi mediante diversi protocolli e client. Disponibilità, dettaglio e conservazione dipendono dal piano e dalla configurazione del tenant. Microsoft Purview — investigare account compromessi
32.5 Business Email Compromise
Controllare:
[ ] regole;
[ ] forwarding;
[ ] delegated access;
[ ] send-as;
[ ] app consent;
[ ] login;
[ ] rischio utente;
[ ] messaggi inviati;
[ ] traccia messaggi;
[ ] conversazioni economiche;
[ ] allegati;
[ ] IBAN;
[ ] eliminazioni;
[ ] ruoli.
33. Apple Account e iCloud
Apple indica, in caso di sospetta compromissione:
- cambio password;
- verifica delle informazioni personali e di sicurezza;
- controllo dei dispositivi;
- rimozione dei dispositivi non riconosciuti;
- verifica di email e numeri associati;
- procedura di recupero quando l’utente non riesce ad accedere.
33.1 Acquisire prima della rimozione
- notifica di accesso;
- località mostrata;
- dispositivo;
- nome;
- modello;
- numero seriale disponibile;
- metodo di autenticazione;
- numeri fidati;
- email;
- servizi iCloud;
- browser attivi.
33.2 Controlli
- dispositivi;
- numeri fidati;
- email;
- passkey o chiavi;
- accesso web a iCloud;
- browser;
- Foto;
- Drive;
- Mail;
- backup;
- condivisioni familiari.
Apple consente anche di disconnettere i browser iCloud e, quando opportuno, disattivare l’accesso web ai dati iCloud. Apple — sicurezza dell’account
33.3 Esportazione dati
Gli utenti possono richiedere una copia di determinate categorie di dati associate al proprio Apple Account attraverso gli strumenti privacy del servizio. Apple — ottenere una copia dei dati
34. Facebook, Instagram e account Meta
34.1 Account compromesso
Meta mette a disposizione procedure dedicate per il recupero degli account compromessi e raccomanda, quando possibile, di avviare il recupero da un dispositivo già utilizzato in precedenza. Facebook — account compromesso
34.2 Attività di accesso
In Accounts Center è possibile verificare:
- dove l’account risulta connesso;
- sessioni;
- dispositivi;
- attività di login;
- autenticazione a due fattori;
- avvisi.
Meta descrive specifiche funzioni per rivedere le sessioni e disconnettere dispositivi non riconosciuti. Facebook — dove hai effettuato l’accesso
34.3 Acquisire
- username;
- ID;
- email;
- numero;
- sessioni;
- località;
- dispositivi;
- account collegati;
- pagine;
- Business Manager;
- amministratori;
- metodi di pagamento;
- inserzioni;
- app collegate;
- messaggi;
- modifiche profilo.
34.4 Pagine e inserzioni
Verificare:
- amministratori;
- partner;
- ruoli;
- account pubblicitario;
- campagne;
- pagamenti;
- pixel;
- app;
- fatture.
34.5 Esportazione
Meta consente di esportare informazioni e attività attraverso Accounts Center. L’archivio deve essere acquisito con verbale e hash, conservando le opzioni scelte e l’intervallo temporale richiesto. Facebook — download delle informazioni
35. Dropbox e altri servizi cloud
Dropbox consente di visualizzare dalla sezione sicurezza:
- computer collegati;
- sessioni web;
- dispositivi mobili;
- app collegate;
- attività.
Le sessioni e i dispositivi possono essere disconnessi da remoto; per gli account team sono disponibili ulteriori controlli amministrativi e report. Dropbox — dispositivi e sessioni
Acquisire:
- sessione;
- IP;
- località;
- data;
- browser;
- dispositivo;
- app;
- cartelle condivise;
- link;
- download;
- eliminazioni;
- ripristini;
- membri;
- amministratori.
Per altri servizi cloud applicare lo stesso modello:
identità
+ autenticazione
+ sessioni
+ app
+ file
+ condivisioni
+ log
+ amministrazione
36. Esportazioni dei dati
Le esportazioni possono includere:
- profilo;
- attività;
- messaggi;
- file;
- contatti;
- impostazioni;
- dispositivi;
- eventi.
36.1 Procedura
1. documentare l’account;
2. documentare le categorie selezionate;
3. documentare l’intervallo temporale;
4. documentare il formato;
5. acquisire l’email di conferma;
6. scaricare su workstation controllata;
7. conservare l’archivio originale;
8. calcolare l’hash;
9. estrarre una copia di lavoro;
10. conservare la struttura;
11. registrare eventuali errori;
12. non modificare i file originari.
36.2 Limiti
Un export:
- può essere generato dopo il contenimento;
- può non includere log interni;
- può riflettere dati già modificati;
- può avere date di generazione diverse dalle date degli eventi;
- può dipendere dalle opzioni;
- può escludere dati cancellati;
- può essere incompleto per limiti del provider.
Formula:
“L’archivio rappresenta i dati resi disponibili dal provider attraverso la procedura di esportazione indicata; non può essere considerato automaticamente esaustivo di ogni evento relativo all’account.”
37. Acquisizione dello smartphone
Lo smartphone può contenere:
- notifiche;
- app di autenticazione;
- SMS;
- email;
- browser;
- cronologia;
- screenshot;
- sessioni;
- password salvate;
- app social;
- token;
- log;
- malware;
- profili di gestione;
- VPN.
Approfondimenti:
Non rimuovere subito l’account dal telefono prima di valutare:
- notifiche;
- dati locali;
- app;
- sessioni;
- configurazione MFA;
- database.
38. Acquisizione del computer
Il computer può contenere:
- cronologia;
- cache;
- cookie;
- session storage;
- local storage;
- password manager;
- estensioni;
- download;
- malware;
- file temporanei;
- email;
- VPN;
- log.
Approfondimenti:
Quando si sospetta un infostealer, evitare di usare il computer compromesso per impostare nuove password.
39. Browser forensics
Esaminare:
[ ] profili browser;
[ ] cronologia;
[ ] login data;
[ ] cookie;
[ ] sessioni;
[ ] estensioni;
[ ] download;
[ ] autofill;
[ ] password manager;
[ ] notifiche;
[ ] service worker;
[ ] storage;
[ ] sincronizzazione.
39.1 Estensioni
Un’estensione può:
- leggere pagine;
- accedere ai cookie;
- modificare contenuti;
- intercettare form;
- sincronizzare dati.
Acquisire:
- nome;
- ID;
- versione;
- sorgente;
- permessi;
- data installazione;
- file;
- stato.
39.2 Sincronizzazione
Un profilo sincronizzato può trasferire:
- password;
- estensioni;
- cronologia;
- segnalibri;
- impostazioni.
La presenza di dati su più dispositivi non dimostra necessariamente che ogni dispositivo li abbia creati.
40. Analisi di phishing
Se l’accesso può derivare da phishing, acquisire:
- email originale;
- EML;
- header;
- URL;
- dominio;
- pagina;
- certificato;
- screenshot;
- allegato;
- cronologia browser;
- download;
- data;
- credenziali modificate;
- evento di login.
Approfondimenti:
Non visitare il link sospetto da una workstation ordinaria collegata agli account aziendali.
41. Malware e infostealer
Possibili indicatori:
- processi anomali;
- persistenza;
- attività EDR;
- file scaricati;
- estensioni sospette;
- accessi ai profili browser;
- archivi temporanei;
- esfiltrazione;
- connessioni;
- rilevazioni antivirus.
Procedura:
1. isolare il dispositivo;
2. non spegnerlo automaticamente senza valutazione;
3. acquisire memoria quando pertinente;
4. acquisire disco;
5. raccogliere log EDR;
6. verificare browser;
7. estrarre indicatori;
8. correlare con gli accessi;
9. bonificare dopo l’acquisizione;
10. cambiare credenziali da dispositivo sicuro.
Vedere il Capitolo 21 — Incident response forense e ransomware.
42. Comandi di acquisizione e normalizzazione
42.1 Hash dei log
Get-FileHash -Algorithm SHA256 `
-LiteralPath ".\entra-signins.csv" |
Format-List |
Out-File ".\entra-signins.sha256.txt"
42.2 Ordinamento CSV in PowerShell
Import-Csv ".\entra-signins.csv" |
Sort-Object createdDateTime |
Export-Csv ".\entra-signins-ordinato.csv" `
-NoTypeInformation `
-Encoding UTF8
42.3 Filtrare eventi per utente
Import-Csv ".\entra-signins.csv" |
Where-Object {
$_.userPrincipalName -eq "utente@example.invalid"
} |
Sort-Object createdDateTime |
Export-Csv ".\utente-signins.csv" `
-NoTypeInformation `
-Encoding UTF8
42.4 Estrarre dati JSON con jq
jq -r '
.value[] |
[
.createdDateTime,
.userPrincipalName,
.appDisplayName,
.ipAddress,
.clientAppUsed,
.status.errorCode
] |
@csv
' signins.json > signins.csv
42.5 Raccogliere indirizzi IP unici
jq -r '.value[].ipAddress' signins.json \
| sort \
| uniq -c \
| sort -nr \
> ip_frequency.txt
Gli output derivati devono essere conservati insieme al file sorgente e ai comandi utilizzati.
43. Esempi Microsoft 365 in sola lettura
Le seguenti operazioni sono destinate esclusivamente ad amministratori autorizzati.
43.1 Regole della casella
Connect-ExchangeOnline
Get-InboxRule `
-Mailbox "utente@example.invalid" |
Select-Object Name,Enabled,Priority,Description |
Export-Csv ".\inbox-rules.csv" `
-NoTypeInformation `
-Encoding UTF8
43.2 Inoltro
Get-Mailbox `
-Identity "utente@example.invalid" |
Select-Object `
DisplayName,
ForwardingAddress,
ForwardingSmtpAddress,
DeliverToMailboxAndForward |
Export-Csv ".\mailbox-forwarding.csv" `
-NoTypeInformation `
-Encoding UTF8
43.3 Permessi
Get-MailboxPermission `
-Identity "utente@example.invalid" |
Export-Csv ".\mailbox-permissions.csv" `
-NoTypeInformation `
-Encoding UTF8
43.4 Accessi Entra tramite Microsoft Graph
Connect-MgGraph -Scopes "AuditLog.Read.All"
Get-MgAuditLogSignIn -All |
Select-Object `
CreatedDateTime,
UserPrincipalName,
AppDisplayName,
IpAddress,
ClientAppUsed,
CorrelationId |
Export-Csv ".\entra-signins.csv" `
-NoTypeInformation `
-Encoding UTF8
Registrare:
- identità dell’amministratore;
- privilegi;
- ora;
- versione moduli;
- comandi;
- errori;
- hash degli output.
44. Analisi delle email di sicurezza
Conservare in formato originale:
- nuovo accesso;
- password modificata;
- recupero;
- numero aggiunto;
- app autorizzata;
- esportazione;
- pagamento;
- dispositivo;
- MFA.
Per ogni email:
- Message-ID;
- Date;
- Received;
- From;
- Return-Path;
- DKIM;
- SPF;
- DMARC;
- link;
- destinatario;
- contenuto;
- allegati.
Una falsa email di sicurezza può essere essa stessa il phishing.
Non utilizzare il pulsante presente nel messaggio prima di aver verificato:
- dominio;
- header;
- link;
- autenticazione;
- contesto.
45. Timeline degli accessi
Esempio:
| Data e ora | Evento | Fonte | IP | Dispositivo | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 12/05 09:10 | email phishing | EML | — | Windows | link aperto |
| 12/05 09:14 | login riuscito | provider | IP A | browser | MFA approvata |
| 12/05 09:16 | regola creata | audit | IP A | browser | inoltro |
| 12/05 09:22 | email letta | audit | IP A | API | conversazione cliente |
| 12/05 10:05 | messaggio inviato | sent items | IP A | webmail | nuovo IBAN |
| 12/05 11:30 | bonifico | banca | — | — | evento esterno |
| 12/05 14:00 | password cambiata | provider | IP B | telefono titolare | contenimento |
La timeline forense deve distinguere:
- dato osservato;
- conversione temporale;
- deduzione;
- dichiarazione;
- evento esterno.
46. Matrice delle evidenze
| Quesito | Fonte | Risultato | Limite |
|---|---|---|---|
| Accesso riuscito? | login log | sì | non identifica persona |
| Quale IP? | provider | IP A | può essere VPN |
| Quale dispositivo? | user agent | Windows/Chrome | modificabile |
| MFA approvata? | auth log | sì | non prova chi abbia approvato |
| Email lette? | audit | alcune risorse | copertura dipendente dal piano |
| Regola creata? | mailbox audit | sì | autore da correlare |
| File scaricati? | cloud audit | eventi rilevati | log forse incompleti |
| Account bonificato? | sessioni | revocate | app/token da verificare |
47. Attribuzione a una persona fisica
47.1 Elementi deboli
- nome account;
- fotografia;
- IP isolato;
- località;
- dispositivo generico;
- email;
- numero intestato;
- stile di scrittura.
47.2 Elementi da correlare
- assegnazione IP nel momento esatto;
- dispositivo acquisito;
- browser;
- cronologia;
- token;
- dati dell’operatore;
- accessi fisici;
- account collegati;
- messaggi;
- pagamenti;
- log aziendali;
- comportamento successivo.
47.3 Formula
“L’evento risulta tecnicamente associato all’account, alla sessione e all’indirizzo IP indicati. L’attribuzione dell’operazione a una persona fisica richiede ulteriori elementi.”
48. Dati detenuti dal provider
Il provider può detenere:
- registrazione;
- recovery history;
- IP;
- sessioni;
- dispositivi;
- log;
- ticket;
- fatturazione;
- modifiche;
- dati cancellati;
- informazioni amministrative.
La disponibilità dipende da:
- servizio;
- contratto;
- piano;
- conservazione;
- area geografica;
- tipo di account;
- procedura legale;
- tempo trascorso.
Il perito privato non può ottenere dati mediante accesso abusivo o falsa identità.
Può:
- preservare ID;
- individuare provider;
- descrivere i dati utili;
- supportare il legale;
- analizzare quanto acquisito lecitamente.
49. Data breach aziendale
49.1 Domande iniziali
1. Sono presenti dati personali?
2. Quali categorie?
3. Quante persone?
4. Il dato era cifrato?
5. È stato soltanto accessibile o anche esportato?
6. Per quanto tempo?
7. Quali privilegi aveva l’account?
8. Vi sono dati particolari?
9. Sono coinvolti minori?
10. Esiste rischio di frode o impersonificazione?
49.2 Registro
Documentare:
- momento della conoscenza;
- valutazione;
- fonti;
- conseguenze;
- contenimento;
- decisione;
- eventuale notifica;
- motivazione.
Il GDPR consente una notifica per fasi quando tutti i dettagli non sono immediatamente disponibili, purché gli aggiornamenti siano forniti senza ulteriore ingiustificato ritardo. Garante privacy — data breach
49.3 Separare i tempi
data dell’evento
≠
data della rilevazione
≠
data della conoscenza qualificata
≠
data della notifica
La definizione giuridica del momento di conoscenza deve essere valutata con DPO e legale.
50. Caso pratico 1 — Accesso Gmail segnalato a Roma
Scenario
Un cliente di Roma riceve una notifica relativa a un accesso da Bologna.
Risultati
- accesso da rete mobile;
- stesso modello di telefono;
- orario coincidente con viaggio in treno;
- indirizzo IP appartenente al proprio carrier;
- nessuna modifica password;
- nessuna nuova sessione;
- nessuna app sconosciuta.
Conclusione
“La località visualizzata risulta compatibile con la geolocalizzazione del nodo del gestore telefonico e non dimostra un accesso da parte di terzi. Nei dati esaminati non sono stati rilevati ulteriori indicatori di compromissione.”
51. Caso pratico 2 — Casella Microsoft 365 e frode su fattura
Scenario
Un’azienda romana scopre che un cliente ha ricevuto una fattura con IBAN differente.
Risultati
- phishing ricevuto dal dipendente;
- login riuscito;
- MFA approvata;
- regola inbox;
- inoltro esterno;
- accesso a conversazioni commerciali;
- messaggio con coordinate bancarie alterate;
- eliminazione della risposta del cliente.
Conclusione
“La sequenza è compatibile con una compromissione della casella e con il successivo monitoraggio della corrispondenza commerciale. L’indirizzo IP e i dati della sessione non consentono autonomamente di identificare la persona fisica che ha eseguito le operazioni.”
52. Caso pratico 3 — Instagram compromesso
Scenario
Una professionista di Roma perde l’accesso al profilo.
Risultati
- email di phishing;
- password modificata;
- indirizzo di recupero sostituito;
- nuovo dispositivo;
- pubblicazioni promozionali;
- account pubblicitario collegato.
Attività
1. acquisizione delle email;
2. documentazione del profilo;
3. avvio recupero da dispositivo noto;
4. revoca sessioni;
5. rimozione del nuovo recapito;
6. verifica inserzioni;
7. esportazione dati;
8. timeline.
Conclusione
“Gli eventi risultano compatibili con un’acquisizione non autorizzata del controllo dell’account. I dati disponibili documentano il profilo e le modifiche, ma non identificano autonomamente il soggetto responsabile.”
53. Caso pratico 4 — Dispositivo sconosciuto nell’Apple Account
Scenario
Un cliente di Roma vede un Mac sconosciuto nell’elenco dei dispositivi.
Risultati
- nome generico;
- dispositivo aziendale precedentemente utilizzato;
- seriale corrispondente all’inventario;
- sessione non più attiva;
- nessuna modifica recovery.
Conclusione
“Il dispositivo inizialmente non riconosciuto è stato correlato al computer aziendale utilizzato dal cliente nel periodo indicato. L’elemento non risulta, nei limiti del materiale disponibile, indicativo di accesso di terzi.”
54. Caso pratico 5 — Credenziali condivise in azienda
Scenario
Un’impresa romana sospetta che un ex dipendente abbia utilizzato una casella condivisa.
Risultati
- password nota a cinque persone;
- nessuna MFA;
- account generico;
- accessi da VPN aziendale;
- IP condiviso;
- log endpoint incompleti;
- password non cambiata alla cessazione.
Conclusione
“I dati documentano l’utilizzo dell’account nel periodo indicato, ma la condivisione delle credenziali e l’assenza di tracciamento individuale non consentono di attribuire l’accesso a uno specifico utilizzatore.”
55. Caso pratico 6 — Sessione sottratta
Scenario
Un avvocato di Roma cambia la password, ma continuano ad apparire attività sospette.
Risultati
- computer infetto;
- browser con sessione persistente;
- nessun nuovo login evidente;
- attività mediante token;
- app OAuth sconosciuta.
Conclusione
“La prosecuzione delle attività dopo il cambio della password risulta compatibile con l’utilizzo di una sessione o autorizzazione già valida. La bonifica ha richiesto la revoca delle sessioni, dei token e dell’applicazione collegata, oltre all’analisi del dispositivo.”
56. Caso pratico 7 — Consenso OAuth
Scenario
Un dipendente autorizza un’app presentata come visualizzatore di documenti.
Risultati
- nessuna password sottratta accertata;
- app autorizzata;
- permessi su email e file;
- accessi API;
- download di documenti;
- revoca successiva.
Conclusione
“L’accesso ai dati risulta tecnicamente riconducibile all’autorizzazione concessa all’applicazione. Non è stato rilevato un tradizionale login con password da parte dell’app; l’operatività è avvenuta mediante token OAuth.”
57. Caso pratico 8 — File Dropbox condivisi
Scenario
Uno studio professionale di Roma rileva file disponibili tramite link pubblico.
Risultati
- link creato da account interno;
- file scaricabile senza autenticazione;
- impossibilità di identificare tutti i download;
- link successivamente disattivato;
- account non compromesso.
Conclusione
“L’esposizione deriva dalla configurazione di condivisione del link e non da un accesso abusivo accertato all’account. Nei limiti dei log disponibili non è stato possibile determinare l’identità di tutti i soggetti che potrebbero aver scaricato i file.”
58. Errori da evitare
Errore 1 — Cambiare password senza acquisire nulla
Si perdono informazioni visibili su sessioni e dispositivi.
Errore 2 — Ritardare il contenimento
L’attaccante può continuare ad agire.
Errore 3 — Usare il dispositivo infetto
Le nuove credenziali possono essere sottratte.
Errore 4 — Revocare soltanto la password
Restano token, app, regole o passkey.
Errore 5 — Confondere tentativo e login riuscito
Sono eventi differenti.
Errore 6 — Confondere login e accesso ai dati
Un login non dimostra quali dati siano stati letti.
Errore 7 — Attribuire l’IP a una persona
L’IP identifica una connessione o infrastruttura.
Errore 8 — Fidarsi della località
È una stima.
Errore 9 — Ignorare le regole inbox
Possono nascondere messaggi.
Errore 10 — Ignorare OAuth
L’app può operare senza conoscere la password.
Errore 11 — Non verificare i recovery channel
L’attaccante può recuperare di nuovo l’account.
Errore 12 — Non controllare gli amministratori
Pagine e tenant possono avere nuovi ruoli.
Errore 13 — Cancellare email di sicurezza
Sono reperti importanti.
Errore 14 — Non acquisire gli header
Una notifica può essere falsa.
Errore 15 — Non considerare la sessione
Può spiegare attività dopo il cambio password.
Errore 16 — Non analizzare il computer
La causa può essere un infostealer.
Errore 17 — Formattare il dispositivo
Si distruggono le tracce.
Errore 18 — Usare screenshot ritagliati
Mancano URL, data e contesto.
Errore 19 — Non documentare il contenimento
Le modifiche diventano indistinguibili dagli eventi precedenti.
Errore 20 — Considerare l’export completo
Può essere parziale.
Errore 21 — Non verificare il fuso
La timeline può risultare errata.
Errore 22 — Confondere dispositivo dichiarato ed esemplare fisico
Il modello può essere generico o modificabile.
Errore 23 — Esporre token nella relazione
Si crea un rischio ulteriore.
Errore 24 — Trasmettere OTP al consulente
Il consulente non deve richiederli.
Errore 25 — Accedere all’account dell’autore sospetto
È un’attività non autorizzata.
Errore 26 — Promettere l’identificazione
I dati decisivi possono essere presso il provider.
Errore 27 — Ignorare gli obblighi privacy
Un account aziendale può coinvolgere dati personali.
Errore 28 — Non coinvolgere il DPO
La valutazione del data breach può richiederlo.
Errore 29 — Non verificare altri account
La stessa password può essere stata riutilizzata.
Errore 30 — Concludere “nessun accesso” per assenza di log
I log possono essere scaduti, incompleti o non previsti.
59. Procedura operativa completa
Fase 1 — Autorizzazione
[ ] titolare;
[ ] account;
[ ] incarico;
[ ] amministratore;
[ ] perimetro;
[ ] trattamento dati;
[ ] riservatezza;
[ ] limiti.
Fase 2 — Valutazione del rischio
[ ] accesso attivo;
[ ] pagamenti;
[ ] cancellazioni;
[ ] dati personali;
[ ] privilegi amministrativi;
[ ] stalking;
[ ] account collegati;
[ ] compromissione aziendale.
Fase 3 — Dispositivo affidabile
[ ] workstation pulita;
[ ] rete affidabile;
[ ] browser dedicato;
[ ] registrazione ora;
[ ] profilo separato;
[ ] nessuna estensione non necessaria.
Fase 4 — Acquisizione minima
[ ] notifiche;
[ ] login;
[ ] sessioni;
[ ] dispositivi;
[ ] MFA;
[ ] recovery;
[ ] app;
[ ] regole;
[ ] condivisioni.
Fase 5 — Contenimento
[ ] password;
[ ] revoca sessioni;
[ ] rimozione dispositivi;
[ ] reset MFA;
[ ] revoca token;
[ ] revoca OAuth;
[ ] rimozione regole;
[ ] recupero account.
Fase 6 — Acquisizione provider
[ ] audit log;
[ ] login log;
[ ] admin log;
[ ] mailbox log;
[ ] cloud activity;
[ ] export;
[ ] ticket;
[ ] email.
Fase 7 — Endpoint
[ ] smartphone;
[ ] computer;
[ ] browser;
[ ] malware;
[ ] notifiche;
[ ] app MFA;
[ ] cronologia;
[ ] download.
Fase 8 — Analisi
[ ] IP;
[ ] dispositivo;
[ ] sessione;
[ ] autenticazione;
[ ] azioni;
[ ] persistenza;
[ ] dati accessibili;
[ ] dati esportati;
[ ] correlazioni.
Fase 9 — Timeline
[ ] ora originale;
[ ] UTC;
[ ] login;
[ ] MFA;
[ ] regola;
[ ] accesso dati;
[ ] messaggi;
[ ] contenimento;
[ ] ripristino.
Fase 10 — Obblighi
[ ] data breach;
[ ] GDPR;
[ ] NIS;
[ ] assicurazione;
[ ] contratto;
[ ] provider;
[ ] autorità;
[ ] interessati.
Fase 11 — Hardening
[ ] password uniche;
[ ] password manager;
[ ] MFA;
[ ] passkey;
[ ] chiavi;
[ ] recovery;
[ ] account admin separati;
[ ] logging;
[ ] alert;
[ ] formazione.
Fase 12 — Relazione
[ ] materiale;
[ ] metodo;
[ ] risultati;
[ ] timeline;
[ ] azioni;
[ ] impatto;
[ ] attribuzione;
[ ] limiti;
[ ] allegati;
[ ] hash.
60. Checklist finale
Sicurezza
[ ] account sotto controllo;
[ ] dispositivo sicuro;
[ ] password cambiata;
[ ] sessioni revocate;
[ ] MFA verificata;
[ ] recovery verificato;
[ ] app revocate;
[ ] endpoint analizzato.
Prova
[ ] notifiche;
[ ] email originali;
[ ] log;
[ ] dispositivi;
[ ] sessioni;
[ ] regole;
[ ] export;
[ ] hash;
[ ] verbale.
[ ] inoltri;
[ ] filtri;
[ ] deleghe;
[ ] alias;
[ ] sent;
[ ] deleted;
[ ] app;
[ ] protocolli.
Cloud
[ ] file;
[ ] download;
[ ] link;
[ ] condivisioni;
[ ] eliminazioni;
[ ] versioni;
[ ] amministratori.
Analisi
[ ] timeline;
[ ] IP;
[ ] geolocalizzazione;
[ ] user agent;
[ ] sessione;
[ ] OAuth;
[ ] azioni;
[ ] limiti.
Compliance
[ ] dati personali;
[ ] registro breach;
[ ] DPO;
[ ] legale;
[ ] notifica;
[ ] NIS;
[ ] comunicazioni.
61. Output minimo
1. incarico;
2. verbale;
3. registro reperti;
4. screenshot notifiche;
5. elenco sessioni;
6. elenco dispositivi;
7. attività di sicurezza;
8. login log;
9. audit log;
10. regole email;
11. inoltri;
12. deleghe;
13. app OAuth;
14. metodi di autenticazione;
15. canali di recupero;
16. esportazione account;
17. acquisizione email;
18. acquisizione endpoint;
19. indicatori di compromissione;
20. timeline;
21. matrice evidenze;
22. hash;
23. registro del contenimento;
24. valutazione dati esposti;
25. relazione;
26. allegati tecnici;
27. hash degli output.
62. Struttura della relazione tecnica
62.1 Incarico
- committente;
- titolare;
- account;
- quesito;
- autorizzazione;
- limiti.
62.2 Materiale
- notifiche;
- log;
- dispositivi;
- email;
- export;
- file;
- hash.
62.3 Metodo
- ambiente;
- strumenti;
- versioni;
- procedure;
- contenimento;
- conservazione.
62.4 Risultati
- eventi;
- sessioni;
- IP;
- dispositivi;
- MFA;
- app;
- regole;
- azioni;
- dati.
62.5 Timeline
- accesso;
- persistenza;
- attività;
- rilevazione;
- contenimento;
- recupero.
62.6 Attribuzione
- elementi;
- correlazioni;
- alternative;
- limiti.
62.7 Impatto
- account;
- dati;
- messaggi;
- file;
- servizi;
- soggetti.
62.8 Conclusioni
Risposte proporzionate al quesito.
63. Modelli di frasi tecniche
63.1 Accesso riuscito
“Il log del provider registra un’autenticazione riuscita alla data e ora indicate.”
63.2 Tentativo fallito
“L’evento rappresenta un tentativo non riuscito e non dimostra che il soggetto abbia ottenuto accesso all’account.”
63.3 IP
“L’indirizzo IP identifica la connessione o infrastruttura utilizzata nel momento indicato; non consente da solo di identificare la persona fisica.”
63.4 Località
“La località è quella stimata dal provider o dal database utilizzato e non costituisce una misura precisa della posizione del dispositivo.”
63.5 Dispositivo
“Il provider ha classificato la sessione come proveniente dalla tipologia di dispositivo indicata. Tale classificazione non identifica autonomamente uno specifico apparato.”
63.6 Sessione
“L’attività risulta associata a una sessione già valida; l’assenza di un nuovo login non esclude un utilizzo abusivo.”
63.7 MFA
“Il log mostra il completamento del secondo fattore. Il dato non consente autonomamente di stabilire chi abbia approvato la richiesta.”
63.8 OAuth
“L’applicazione disponeva delle autorizzazioni indicate e poteva operare mediante token senza utilizzare direttamente la password.”
63.9 Regola email
“È stata rilevata una regola automatica compatibile con l’occultamento o l’inoltro dei messaggi.”
63.10 File cloud
“Il log registra un evento di download associato all’account e alla sessione indicati; l’identità dell’utilizzatore richiede ulteriori elementi.”
63.11 Condivisione
“Il file risultava accessibile attraverso un link con le impostazioni documentate. Non è stato possibile determinare tutti i soggetti che potrebbero avervi avuto accesso.”
63.12 Account condiviso
“La condivisione delle credenziali impedisce di individualizzare l’utilizzatore sulla base del solo account.”
63.13 Assenza di log
“L’assenza dell’evento nei log disponibili non dimostra necessariamente che l’attività non sia mai avvenuta.”
63.14 Data breach
“L’accertamento tecnico documenta le categorie di dati potenzialmente accessibili; la valutazione degli obblighi di notifica compete al titolare con il supporto del DPO e del legale.”
63.15 Attribuzione
“Gli elementi sono compatibili con l’utilizzo dell’account dalla sessione indicata, ma non consentono autonomamente l’attribuzione a una specifica persona fisica.”
63.16 Conclusione limitata
“Le conclusioni sono formulate nei limiti dei dati messi a disposizione dal provider, degli endpoint acquisiti e del periodo di conservazione applicabile.”
64. Immagini e figure suggerite
65. Riferimenti tecnici e normativi esterni
- Articolo 615-ter del codice penale — Accesso abusivo a un sistema informatico o telematico.
- Articolo 615-quater del codice penale — Codici e mezzi atti all’accesso.
- Regolamento UE 2016/679, articoli 33 e 34 — Data breach.
- Garante per la protezione dei dati personali — Violazioni di dati personali.
- Decreto legislativo n. 138/2024, articolo 25 — Notifica incidenti NIS.
- NIST SP 800-61 Rev. 3 — Incident Response Recommendations and Considerations.
- NIST SP 800-63-4 — Digital Identity Guidelines.
- Google — Protezione di un account compromesso e revisione dei dispositivi.
- Gmail — Ultima attività dell’account.
- Google Workspace — User log events.
- Google Workspace — OAuth log events.
- Google Workspace — Identificazione e messa in sicurezza degli account compromessi.
- Microsoft — Attività recenti dell’account.
- Microsoft — Risposta a una casella compromessa.
- Microsoft Entra — Sign-in logs e rischio identità.
- Apple — Account compromesso e dispositivi associati.
- Meta — Recupero account e sessioni attive.
- Dropbox — Dispositivi, sessioni e app collegate.
Nota metodologica: norme, procedure delle piattaforme, interfacce e periodi di conservazione cambiano. Prima di citarli in relazione occorre verificare la fonte corrente, registrare la data di consultazione e distinguere sempre il dato esportato dal provider dall’interpretazione tecnica.
66. Collegamenti interni consigliati
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- Cloud forensics: Google, Microsoft, Dropbox e backup
- Timeline forense e ricostruzione cronologica degli eventi
- Relazione tecnica, CTP informatico e contestazione delle prove digitali
67. Pagine servizio consigliate
/servizi/perizia-informatica-forense-roma/
/servizi/analisi-email-pec-documenti-digitali/
/servizi/analisi-smartphone-computer/
/servizi/acquisizione-pagine-web-social/
/servizi/consulente-tecnico-parte-informatico-roma/
/contatti/
Anchor text consigliati
perizia per accesso abusivo a un account a Roma
analisi di una casella email compromessa
verifica dei log di accesso
analisi delle sessioni attive
acquisizione di notifiche di sicurezza
verifica di account Gmail compromesso
analisi Microsoft 365 e Entra ID
recupero tecnico di un profilo social
verifica dei dispositivi collegati
analisi delle autorizzazioni OAuth
perizia su file cloud scaricati
ricostruzione della compromissione account
68. Box commerciale finale
Hai ricevuto una notifica di accesso o perso il controllo di un account?
Lo Studio Quaranta Digital Forensics a Roma può supportare privati, aziende, professionisti e studi legali nell’acquisizione e nell’analisi tecnica di:
[ ] account Gmail;
[ ] Google Workspace;
[ ] Outlook.com;
[ ] Microsoft 365;
[ ] Microsoft Entra ID;
[ ] Apple Account e iCloud;
[ ] Facebook;
[ ] Instagram;
[ ] LinkedIn;
[ ] Dropbox;
[ ] OneDrive;
[ ] altri servizi cloud.
L’attività può comprendere:
- acquisizione di notifiche e log;
- verifica degli accessi;
- analisi di IP e dispositivi;
- ricostruzione delle sessioni;
- verifica dei fattori MFA;
- controllo delle applicazioni OAuth;
- analisi di regole e inoltri email;
- acquisizione di smartphone e computer;
- ricostruzione temporale;
- valutazione tecnica dei dati potenzialmente esposti;
- supporto alla gestione del data breach;
- relazione tecnica;
- supporto al legale e al CTP.
Richiedi una valutazione preliminare
Descrivi l’account, il provider e la notifica ricevuta. Non trasmettere password, OTP, codici di recupero, cookie o token e non usare il dispositivo sospetto per impostare nuove credenziali.
Account ancora utilizzato da terzi o collegato a pagamenti e dati sensibili: avvia il contenimento immediatamente da un dispositivo affidabile, documentando le operazioni eseguite.
69. Conclusione del capitolo
L’analisi di un accesso abusivo non si esaurisce nella lettura di una notifica.
Una corretta attività informatico-forense deve distinguere:
- tentativo;
- autenticazione;
- sessione;
- token;
- dispositivo;
- indirizzo IP;
- località;
- azione;
- account;
- persona fisica.
Deve inoltre verificare se l’attaccante abbia lasciato forme di persistenza attraverso:
- regole;
- inoltri;
- deleghe;
- app OAuth;
- passkey;
- dispositivi;
- recovery channel;
- ruoli amministrativi;
- link cloud.
Nei casi aziendali, l’indagine deve determinare non soltanto come l’account sia stato compromesso, ma anche:
- quali dati fossero accessibili;
- quali azioni siano state eseguite;
- per quanto tempo;
- con quali conseguenze;
- quali obblighi organizzativi e normativi possano derivarne.
La formula da ricordare è:
Un accesso registrato dimostra un evento tecnico associato a un account e a una sessione; l’attribuzione a una persona richiede la convergenza di log, dispositivi, reti, contesto e ulteriori fonti indipendenti.
Il contenimento non deve essere ritardato quando il rischio è attivo.
La conservazione della prova non deve però essere dimenticata:
documentare
→ contenere
→ acquisire
→ analizzare
→ correlare
→ riferire
→ rafforzare
70. Anticipazione del capitolo successivo
Nel prossimo capitolo il manuale affronterà una delle conseguenze più frequenti della compromissione di account email e aziendali:
Capitolo 19 — Truffe online, bonifici fraudolenti e financial cybercrime
Saranno trattati:
- Business Email Compromise;
- sostituzione dell’IBAN;
- phishing bancario;
- false fatture;
- pagamenti con carta;
- wallet e criptovalute;
- ricevute contraffatte;
- account marketplace;
- chat e social engineering;
- acquisizione delle comunicazioni;
- timeline dei pagamenti;
- rapporti con banca, provider e piattaforme;
- limiti dell’attribuzione tecnica;
- documentazione forense delle perdite economiche.
Continua con il Capitolo 19 — Truffe online, bonifici fraudolenti e financial cybercrime →
